Il cielo è grigio, il vento è gelido, ma la coda davanti al Palazzo des Beaux Arts di Lille, in Francia, si è mantenuta costante fino agli ultimi giorni della mostra che, da ottobre fino a metà febbraio, ha portato in scena trentasette disegni di Raffaello che rarissimamente vengono esposti per la loro fragilità.

Provengono dalla collezione del pittore Jean-Baptiste Wicar che, nato a Lille nel 1762, si formò a Parigi sotto la guida dell’artista cantore delle gesta di Napoleone: Jacques -Louis David.
Wicar non fu soltanto pittore ma ebbe un ruolo importante come collezionista di disegni di Maestri italiani del Rinascimento tra cui Raffaello.
La sua raccolta che comprende opere di Leonardo, Michelangelo e Tiziano venne poi donata nel 1834 alla città di Lille che la custodisce nel bel Palais Beaux Arts nel centro di Lille.
L’esposizione dedicata a Raffaello è

veramente suggestiva: accanto ai piccoli e preziosi disegni, i curatori hanno voluto far comprendere, con l’aiuto di strumenti digitali, il processo creativo di molti suoi dipinti come, ad esempio, la “Scuola di Atene “ proposta in un ambiente che ricrea la Stanza della Segnatura all’interno dei Palazzi Vaticani.
I disegni esposti rivelano tanto della personalità di Raffaello, della sua sensibilità e delicatezza, lontane dallo stile drammatico di Michelangelo, basta osservare il volto del giovane sormontato da un berretto che comparirà come un angelo nella Pala degli Oddi conservata nella Pinacoteca Vaticana.
Raffaello muore giovane, a soli 37 anni nel 1520 al culmine della sua gloria.
Celebrato da vivo, diventa, da morto, un ideale di perfezione morale ed estetica per molti artisti dei secoli successivi come Ingres e Degas che lo presero a modello, nel 1806 Pierre Bergeret volle rappresentare gli onori che furono resi alla sua salma da Papa Leone e addirittura nel 1833, quando il suo corpo fu riesumato, furono fatti calchi di alcune parti dello scheletro a cominciare dal cranio che chiudeva il percorso della mostra.
Alessandra Rissotto



