Si è svolto a Roma, in occasione della Giornata Mondiale contro il Cancro, presso la Sala degli Atti Parlamentari, Biblioteca del Senato «Giovanni Spadolini», l’evento “Quando nutrirsi è curarsi: il valore della nutrizione medica specializzata in oncologia. Una risorsa per il sistema sanitario, un diritto per tutti”, su iniziativa della sen. Licia Ronzulli, in collaborazione con FAVO RA OdV, Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia.
L’incontro ha messo al centro una delle sfide più urgenti e ancora sottovalutate dell’assistenza oncologica: la malnutrizione, che colpisce fino all’80% dei pazienti con tumore e incide negativamente su sopravvivenza, tolleranza alle terapie, qualità di vita e sostenibilità del sistema sanitario. Una questione di primaria rilevanza, che è stata riconosciuta come tale anche dall’inserimento dello screening nutrizionale oncologico nelle politiche sanitarie nazionali tramite la recente Legge di Bilancio.
In questo contesto gioca un ruolo fondamentale la nutrizione medica con gli Alimenti a Fini Medici Speciali (AFMS) espressamente formulati e destinati alla gestione dietetica dei pazienti, sotto controllo medico. Essi sono destinati all’alimentazione completa o parziale di pazienti con capacità limitata, disturbata o alterata di assumere, digerire, assorbire, metabolizzare o eliminare alimenti comuni o sostanze nutrienti, oppure con altre esigenze nutrizionali determinate da condizioni cliniche, la cui gestione dietetica non può essere effettuata esclusivamente con la modifica della normale dieta.
“In Italia, circa il 60% dei pazienti oncologici è a rischio di malnutrizione già al momento della diagnosi. La cachessia e la sarcopenia colpiscono fino all’80% dei malati in fase avanzata, con conseguente aumento del 250% della mortalità, triplicazione delle complicanze e prolungamento significativo della durata delle degenze ospedaliere (+30%). Per questo motivo FAVO, già nel 2016, ha promosso, insieme ad AIOM e SINPE, la Carta dei diritti del malato oncologico all’appropriato e tempestivo supporto nutrizionale, uno dei pilastri delle Linee di indirizzo sui percorsi nutrizionali nei pazienti oncologici del Ministero della Salute, approvate in Conferenza Stato-Regioni nel 2017. Tuttavia, a distanza di anni, solo poche Regioni le hanno recepite pienamente. Più recentemente, con l’approvazione della mozione dalla Camera, che impegna il Governo a rendere il supporto nutrizionale parte integrante dei percorsi oncologici, e dell’emendamento alla Legge di Bilancio 2026, che introduce l’obbligo di registrare in cartella clinica gli esiti dello screening nutrizionale, rendendo dunque misurabile, tracciabile e quindi esigibile la presa in carico nutrizionale, rappresentano una svolta per superare le disuguaglianze e per facilitare l’inserimento degli AFMS, veri e propri presidi terapeutici, nei LEA” – dichiara Francesco De Lorenzo, Presidente Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (FAVO).
“Le evidenze disponibili dimostrano che un supporto nutrizionale personalizzato nei pazienti oncologici ospedalizzati è associato a benefici clinici ben documentati a breve termine, tra cui il miglioramento della qualità di vita e una riduzione significativa della mortalità a 30 giorni.– afferma Riccardo Caccialanza, direttore della SC Dietetica e Nutrizione Clinica della Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo, Pavia -professore Ordinario c/o il Dipartimento di Oncologia ed Emato-Oncologia dell’Università degli Studi di Milano – La prescrizione di ONS si associa a un miglioramento dello stato nutrizionale, in particolare della massa muscolare, e di quello funzionale, che è strettamente connesso alla qualità della vita. Accanto ai benefici clinici, la nostra ultima revisione mette in luce anche l’impatto positivo degli ONS in termini di sostenibilità economica. L’impiego appropriato degli ONS è infatti associato a risparmi medi fino al 12% in ambito ospedaliero e al 9% nei contesti territoriali, grazie alla riduzione delle degenze prolungate, delle complicanze e delle riospedalizzazioni. Studi internazionali stimano che un supporto nutrizionale strutturato possa generare risparmi netti di diverse migliaia di euro per paziente, a fronte di costi di implementazione molto contenuti. Al contrario, la mancata identificazione e il trattamento della malnutrizione comportano un incremento significativo dei costi sanitari”.
Nonostante queste solide evidenze cliniche ed economiche, l’accesso agli ONS rimane oggi disomogeneo e frammentato in Italia, dove il rimborso è spesso limitato e demandato alle singole Regioni, generando gravi disuguaglianze nell’accesso alle cure. Un esempio virtuoso arriva da Regione Lombardia, che dal 2021 offre gratuitamente gli ONS ai pazienti oncologici in terapia attiva, previa prescrizione da parte dei centri identificati ed afferenti alla Rete di Nutrizione Clinica istituita nel 2022; ha reso inoltre obbligatorio lo screening nutrizionale per tutti i pazienti ricoverati, introducendo sanzioni economiche per il mancato rispetto delle disposizioni. Un modello efficace, che si auspica possa essere replicato su scala nazionale per ridurre le disuguaglianze e promuovere una cultura della miglior cura e accessibile a tutti.
All’incontro hanno partecipato anche Rosanna e Lino Banfi, portando la loro testimonianza sul tema.
“Quando si affronta una malattia, raramente qualcuno ti spiega cosa succederà al tuo corpo. Ti preparano alle terapie, non alle conseguenze che esse hanno sulla vita di tutti i giorni. Molti pazienti oncologici perdono peso e diventano più fragili, anche nell’aderenza alle cure, affrontando una malattia nella malattia: la malnutrizione. – racconta l’attrice Rosanna Banfi, ospite speciale all’evento in Senato – I trattamenti farmacologici possono alterare anche il gusto: per me il sapore degli alimenti risultava distorto, amaro, con un retrogusto metallico, e questo ha minato appetito e qualità della vita. È stata una battaglia lunga, segnata dalla paura, ma anche dalla speranza. Una battaglia che ho affrontato grazie al sostegno dei miei cari. Oggi sento il dovere di raccontare questa esperienza e di ricordare quanto la nutrizione medica specializzata sia fondamentale, perché prendersi cura della nutrizione significa prendersi cura della vita. Garantire a ogni paziente un supporto nutrizionale adeguato non è un’opzione, ma un diritto, legato alla salute e alla dignità di ogni persona”.
“Ricordo chiaramente quel momento in diretta televisiva, quando parlai della malattia di mia figlia. Fu lei a chiedermelo. All’epoca la parola ‘cancro’ incuteva paura, quasi vergogna. – racconta l’attore Lino Banfi – Parlarne non è stata solo una scelta personale, ma un gesto consapevole e coraggioso per rompere un tabù e sensibilizzare gli italiani sull’importanza della prevenzione. Oggi sento lo stesso dovere di espormi, affinché la nutrizione venga finalmente riconosciuta come parte integrante della cura. Solo così possiamo migliorare la vita dei pazienti oncologici, restituendo loro forza e speranza”


