Una domanda scomoda in sala stampa a Bruxelles equivale a una collaborazione che va in fumo. Il caso di Gabriele Nunziati, ormai ex collaboratore dell’agenzia Nova, racconta un paradosso. Fare bene il proprio lavoro per un giornalista può essere a volte un ostacolo e non un merito.
Domanda ‘scomoda’ su Israele, Gabriele Nunziati perde il posto di lavoro
Come ricostruito da Fanpage, il 13 ottobre 2025 Nunziati ha chiesto alla portavoce della Commissione Ue Paula Pinho: «Se la Russia dovrà pagare per la ricostruzione dell’Ucraina, Israele dovrà fare lo stesso per Gaza?». Una domanda lucida e diretta e se l’obiettivo dei punti stampa delle istituzioni dell’Unione è quello di chiedere conto di temi dirimenti, la questione non è per nulla fuori luogo. «Domanda interessante, ma non vorrei commentare in questo momento», risponde Paula Pinho, ma nonostante la mancata risposta (o forse per questo motivo) il video dell’intervento diventa virale in poco tempo. Rimbalza sui social, viene ripreso da diverse testate, accende il dibattito. Non è un caso: la domanda di Nunziati è una questione che in molti cittadini si chiedono: ‘esistono due pesi e due misure?’. E se porre domande è uno dei compiti di un giornalista, farsi portavoce di quello che i cittadini vorrebbero chiedere alle istituzione significa ricoprire il proprio ruolo in maniera egregia. Ma non per il proprio datore di lavoro, a quanto sembra.
La bufera dopo la domanda scomoda su Israele
Secondo la ricostruzione di Fanpage, infatti, che cita lo stesso Nunziati, a quella domanda sono seguiti giorni di colloqui «dai toni abbastanza tesi» tra i vertici dell’agenzia di stampa e il giornalista. «Dopo la mia domanda, ho ricevuto delle telefonate da parte dei miei superiori. I toni erano abbastanza tesi. Poi è arrivata la lettera di interruzione del rapporto di collaborazione», dichiara Nunziati a Fanpage. La risposta dell’agenzia invece mette in discussione l’operato di Nunziati. La sua domanda era «tecnicamente sbagliata», come riporta Fnsi. «Assolutamente fuori luogo e di natura erronea» e che «il video relativo alla sua domanda è stato ripreso e rilanciato da canali Telegram nazionalisti russi e dai media legati all’Islam politico in funzione anti-europea, creando imbarazzo all’agenzia». L’agenzia, quindi, conferma e giustifica l’allontanamento del collaboratore: «è evidente che il rapporto di fiducia con il collaboratore, in questo contesto, sia venuto a cessare».


