La rubrica ‘Lo dico al Corriere’, a cura del noto giornalista e scrittore Aldo Cazzullo, è ogni giorno di più al centro di commenti e osservazioni. Oggi la rubrica è stata presa di mira su Facebook dal giornalista Gianni De Felice, storica firma del Corriere della Sera, già inviato speciale per lo sport, già condirettore della Gazzetta dello Sport durante la direzione di Gino Palumbo e già consigliere nazionale dell’Ordine dei Giornalisti. In particolare Gianni De Felice, autore del libro ‘Il Corsera sconosciuto’ e che per tanti anni ha frequentato le stanze di via Solferino, mette in discussione l’equidistanza e l’obiettività di ‘Lo dico al Corriere’ e la linea politica del quotidiano. Prendendo spunto da quanto pubblicato oggi sull’edizione nazionale del Corriere, l’ex inviato speciale scrive ad Aldo Cazzullo.
Caro Cazzullo, nella sua risposta di stamane al lettore Mauro Luglio ci sono frasi che mi hanno fatto sobbalzare. Lei scrive: “Da lettore del Corriere lei riconoscerà senz’altro la nostra equidistanza”. Non credo proprio. Difficile riconoscere equidistanza e obiettività in un giornale che dedica paginate e paginate agli irrilevanti spifferi delle correnti del PD e nasconde dietro titoli vaghi e anodini i fatti che non giovano alla causa. Il Corriere ha perso la sua faccia di giornale al di sopra delle parti quando Mieli esortò a votare per la Sinistra e dopo due giorni perse cinquantamila copie nelle edicole: credo che non le abbia mai più recuperate.
Lei scrive inoltre: “La storia della egemonia della sinistra sull’informazione è una frottola colossale”. No, Cazzullo, non lo è; è anzi l’attuazione di un preciso precetto per i comunisti – l’infiltrazione e l’occupazione sociale di giustizia, scuola, pubbblica ammnistrazione, informazione – incluso da Gramsci nei suoi Quaderni.
L’appartenenza delle testate giornalistiche fa parte della maschera. La Stampa è degli eredi Agnelli, ma la dirige un esponente della sinistra di provata osservanza. Le è mai accaduto di capitare davanti a un talk show della Grüber, di Formigli, di Floris e di valutare l’equilibrio del panel degli invitati? Si rende conto che anche il Tg4 ha dovuto fare scelte politically correct scegliendo opinionisti schierati come Sansonetti e Cerno?
L’egemonia della sinistra sull’informazione italiana non è una frottola, ma una realtà che ha avuto un triste peso sulla gravissima crisi della editoria quotidiana. E viene mantenuta con un severo controllo delle assunzioni e delle carriere. In certe testate non entri se non canti bella ciao.
Piero Ostellino prestigioso corrispondente da Mosca e da Pechino, già direttore della testata e poi fedelissimo editorialista dovette abbandonare con sommo dolore la “casa” di via Solferino per la pretestuosa rivolta dei comunisti e soprattutto delle comuniste di redazione, offese da una battuta che Biagi aveva scritto tante volte (ogni donna è seduta sulla propria fortuna) senza che nessuna se ne fosse risentita.
No, Cazzullo l’egemonia della sinistra sull’informazione italiana non è una frottola. Come, del resto, la sua risposta di oggi involontariamente conferma.


