Ha quasi vent’anni un film, del regista messicano Alejandro González Iñárritu, intitolato “21 Grammi”. Si dice sia questo il peso dell’anima ed è forse quella che è mancata alla candidatura del giornalista di lungo corso Edmondo Rho per assurgere alla presidenza del Fondo complementare dei Giornalisti italiani. A guardare i numeri Rho, un passato a Panorama e una lunga militanza sindacale che lo ha portato negli anni a sedere nel Cda dell’Inpgi e a far parte della Giunta esecutiva della Fnsi e del direttivo dell’Associazione Lombarda Giornalisti, avrebbe perso la chance di diventare il nuovo presidente del Fondo (indicazione che molti, a Milano, davano per certa) proprio per 21 voti, quelli che lo distanziano dalla collega più votata della lista vincitrice delle elezioni, quella proposta da Controcorrente. Alessia Marani, neopresidente del Fondo, ha infatti collezionato 1.001 preferenze, il leader della corrente sindacale Non Rubateci il Futuro si è dovuto fermare a 980. Solo una questione aritmetica, dunque? Le cifre elettorali – seppure ottime – non hanno certo aiutato, ma a monte della decisione di indicare la romana Marani alla presidenza ci sarebbe altro. C’è da tenere in considerazione anche la recente scelta “eterodossa” di Non Rubateci il Futuro di rompere il fronte sindacale in Lombardia per correre alle elezioni per il rinnovo delle cariche dell’Ordine con il Movimento Liberi Giornalisti di Giuseppe Gallizzi. Mossa “tollerata” a Roma e a Genova, con il benestare del segretario Fnsi in carica, Raffaele Lorusso, e della sua possibile erede, Alessandra Costante. Ma non del tutto digerita da ampie frange della maggioranza progressista che guida il sindacato dei giornalisti italiani. Una scappatella, più che un’avventura, dal momento che Rho e compagni – lo scorso autunno – hanno preferito cambiare alleati in corsa, dal primo turno di voto al ballottaggio, proprio per non incorrere nelle ire dei capicorrente più intransigenti, romani e lombardi. Andare a Canossa, contribuendo all’elezione di Riccardo Sorrentino a Milano e di Carlo Bartoli a Roma, non deve essere stato sufficiente. Per Rho il benservito è arrivato all’ultimo miglio e contro ogni pronostico. Per appena 21 voti. O forse no.


