Archiviazione caso ‘Gallera-Covid’, l’avvocato Camera: “Serve un cambiamento culturale, fondamentali la terzietà dell’informazione e la presunzione di innocenza”

Archiviazione caso ‘Gallera-Covid’, l’avvocato Camera: “Serve un cambiamento culturale, fondamentali la terzietà dell’informazione e la presunzione di innocenza”

Intervista all’avvocato Guido Camera, penalista milanese, difensore dell’ex assessore della Regione Lombardia, Giulio Gallera, la cui posizione sul caso-Covid è stata archiviata nei giorni scorsi.
Guido Camera è anche presidente dell’associazione ‘Italiastatodidiritto‘.

La decisione di archiviazione dell’assessore della Regione Lombardia Giulio Gallera sul caso-Covid è l’ennesimo caso in cui la stampa ha enfatizzato a dismisura le responsabilità di una persona o le responsabilità’ di tutta quella eco mediatica vanno ricercate nel sistema giudiziario?

Non penso che si possano attribuire responsabilità solo alla stampa, perché un’analisi serena di quanto accaduto le deve individuare in maniera diffusa. Da una parte bisogna considerare alcuni fattori anche comprensibili, e cioè l’eccezionalità del fenomeno pandemico e il dolore delle vittime, che porta spesso a cercare un capo espiatorio, anche quando è sin dall’inizio evidente che non ci può essere. Dall’altra ci sono comportamenti da stigmatizzare, e mi riferisco allo sciacallaggio politico, a un’idea salvifica delle azioni giudiziarie che ha una certa parte della magistratura, e alla matrice culturale colpevolista di parte dell’informazione.

Da difensore di Gallera, sempre a livello mediatico, cosa provava in quei giorni e cosa prova oggi?

Più studiavo le carte e approfondivo tutti gli aspetti tecnici della vicenda, più mi convincevo non solo dell’innocenza del mio assistito, ma anche della eccezionalità del fenomeno e della grande capacità di Gallera, del presidente Fontana e di tutta la Regione di affrontarlo con coraggio e capacità. Sulle aggressioni politiche e mediatiche, ero addolorato, proprio perché ne comprendevo l’infondatezza e la strumentalità, ma ero altrettanto sicuro che le accuse sarebbero crollate. Come ha sancito il Tribunale dei ministri di Brescia, prima, e la magistratura milanese dopo. Tutti questi provvedimenti vanno letti con attenzione, e va riconosciuto a questi magistrati (anche d’accusa) indipendenza e capacità di approfondimento.

La riforma della Giustizia può in qualche modo attenuare la tentazione di buttare il mostro (che mostro non è) in prima pagina?

È una forma di soft law che nasce animata dalle migliori intenzioni. Senza un grande cambiamento culturale, che faccia capire l’importanza della presunzione di innocenza e della terzietà dell’informazione per lo Stato di diritto, le regole da sole serviranno però a ben poco.

In molti sottolineano come, soprattutto in materia giudiziaria, la stampa si sia sempre più ‘appiattita’ alla politica, diventando, troppo spesso un ring tra sostenitori di una parte contro quella che la pensa diversamente. Il ‘caso-Gallera’ ne è stata la rappresentazione plastica. Lei cosa ne pensa?

La divisione innocentisti e colpevolisti è qualcosa che c’ è e ci sarà sempre, e credo che vada accettata. La grandezza dell’informazione in un sistema liberale e democratico è però dare modo alle persone di formarsi le opinioni su fatti narrati in modo completo, il più possibile anche rispettoso degli altri diritti in gioco. Quello che non si può accettare è che prima venga l’opinione, e poi su questa si costruiscano le notizie.