Nelle redazioni dei grandi quotidiani italiani il clima è teso. A Repubblica nelle scorse ore è andato in scena lo sciopero contro il direttore Maurizio Molinari, reo di aver scavalcato la redazione nell’esporre progetti e intenzioni (alla rivista ‘Prima Comunicazione’) sul futuro del giornale. Il quotidiano sabato 29 ottobre 2022 non è uscito in edicola e il sito internet non è stato aggiornato fino alle ore 19. In più la testata romana attualmente non ha un Cdr. Quello che era in carica in precedenza si è dimesso dopo essere stato messo in minoranza nel voto sul referendum che contrapponeva la mozione dell’organismo sindacale a quella dei “fiduciari e delle inviate”.


Acque agitate anche al Corriere della Sera, diretto da Luciano Fontana, dove, nel mese di ottobre, prima c’è stato lo sciopero delle firme dei giornalisti e poi il presidio di due ore, insieme ai poligrafici, davanti alla sede di via Solferino per avanzare sostanzialmente tre richieste all’editore Urbano Cairo: riconoscimento della partecipazione agli utili aziendali con un premio di risultato, diritto al lavoro agile (almeno al 50 per cento) e investimenti nella formazione. Sulla questione dorsi locali, invece, pare che sia stato trovato un accordo. Nelle ultime ore, come riporta professionereporter.eu, si è registrata una spaccatura all’interno del Comitato di redazione.

Il 27 ottobre sul tema smart working è stata presentata una mozione da tre membri. Gli altri due hanno detto di non esserne a conoscenza e la redazione, nella votazione, ha reagito così: 45 astenuti, 38 favorevoli, 8 contrari. In pratica una dichiarazione di sfiducia della maggioranza della redazione. A questo si aggiunge una molto bassa partecipazione al voto: poco più di un quarto degli aventi diritto. Sulla questione smart working il 2 novembre è stato fissato un incontro con l’azienda.

I membri del Cdr Domenico Affinito e Margherita De Bac hanno hanno presentato all’assemblea la seguente mozione: «L’assemblea del Corriere della Sera congela lo stato di agitazione come segno di distensione in vista dell’incontro per l’avvio della trattativa sul lavoro agile, pur ribadendo lo stato di assemblea permanente. Dà mandato al Cdr di valutare se e come chiedere la proroga provvisoria dello Smart Working in virtù di come si dipanerà la dialettica sindacale al tavolo». Ma altri due membri del Cdr, Gian Luca Bauzano e Maria Rosaria Spadaccino, non sarebbero stati messi a conoscenza dell’iniziativa.

Sulla questione Corriere è intervenuta anche la componente sindacale giornalistica ‘Senza Bavaglio’ che in una nota ha scritto:

«Un uomo solo al comando: questa dev’essere l’idea che Domenico Affinito, membro del cdr del Corriere della Sera (leader in Lombardia della componente sindacale ‘Non Rubateci il Futuro’, ndr), ha della rappresentanza sindacale. Infatti ha chiesto alla redazione di “congelare” lo stato di agitazione, deciso dopo l’interruzione del tavolo con l’editore Cairo sull’organizzazione del lavoro, approvando direttamente una mozione scritta da lui, durante l’assemblea del 27 ottobre. Non l’ha fermato l’ondata di critiche raccolte in assemblea dalla sua richiesta di dare un “segno di distensione” in vista dell’incontro del 2 novembre per l’avvio del tavolo sul lavoro agile, visto che significa andare alla trattativa disarmati, oltre che al buio, in mancanza di proposte della controparte. Non l’ha fermato neppure l’evidente spaccatura all’interno del Comitato, con due membri, Gian Luca Bauzano e Maria Rosaria Spadaccino, fortemente critici nei confronti della proposta».

“Imperterrito, Affinito – si legge ancora nella nota – è andato avanti per la sua strada, sostenuto da altri due colleghi, Margherita De Bac e Giuditta Marvelli, con tanto di minaccia di dimissioni”. “Un vero e proprio ricatto – conclude la nota di Senza Bavaglio – secondo la maggior parte della redazione, che, messa in scacco dal timore di rimanere senza rappresentanza nel pieno di una trattativa difficile, ha deciso per l’astensione. Risultato finale: 38 favorevoli (alcuni dei quali neppure avevano partecipato al dibattito assembleare), 8 contrari e 45 astenuti. In pratica, una dichiarazione di sfiducia della maggioranza della redazione, nei confronti di chi, nel CdR, fa quello che vuole, indifferente alle critiche dei colleghi. Che ora guardano con preoccupazione al 2 novembre, quando è previsto l’incontro sul tema dello smart working: buona parte dei giornalisti infatti vuole mantenerlo, mentre azienda e direzione sono di parere opposto”.


