A Livigno arriva la Befana e si festeggia con il Ghibinet, festa allegorica con tanti dolcetti

Curiosa tradizione stile Halloween nella famosa località turistica lombarda in occasione dell’Epifania. A Livigno, alta Valtellina, le vacanze natalizie stanno per finire ma ci penserà la giornata dell’Epifania a far tornare il sorriso a bambini e turisti ormai pronti a fare le valige. Già a partire dalle ore 15 del 5 gennaio, e fino al tardo pomeriggio del 6 gennaio, in paese compariranno improvvisamente dei piccoli diavoletti, bambini determinatissimi accompagnati da uno slittino e da uno scatolone in cui posare i gentili omaggi dei commercianti livignesi. Per tutta la giornata, tutti i bambini di Livigno, e anche altri infiltrati “stranieri” (che però vengono subito individuati e non ricevono nulla), girano per il Piccolo Tibet con molta pazienza entrando in tutti i negozi ripetendo la fatidica frase: buondì, Ghibinet! È questa, infatti, la formula magica che permette ai bambini di ricevere caramelle, torroncini, dolcetti di ogni genere e regalini. E chiunque “subisca” il “Bondì Ghibinet” non si sottrae di certo dal regalare qualcosa ai bambini, anche solo per non fare la figura dello spilorcio. In altre parole “dolcetto o scherzetto?”. Altro che Befana con la calza e i soldi di cioccolato, qui si fa sul serio!

Tradizione vuole che il primo che pronuncia la parola ha il diritto di ricevere un dono dalla persona a cui ha rivolto il saluto. Un dono che generalmente è composto da frutta secca o dolciumi oppure dalla tradizionale “cupeta” o coppetta, croccante di miele e noci racchiuso tra due fogli di ostia. Chi perde la sfida, ha tempo fino al 17 gennaio, il giorno di Sant’Antonio, per poter saldare il debito e consegnare il proprio dono. Si tratta di un’usanza diffusa in tutta la Valtellina per simboleggiare l’arrivo dei Re Magi che portavano i doni a Gesù Bambino. E la parola Ghibinet è una storpiatura del tedesco “Gaben-nacht”, che significa “notte dei doni”. La tradizione affonda infatti le radici nella lontana Baviera, dove i più poveri erano soliti cantare davanti alle case dei ricchi nella notte che precedeva il Natale, il Capodanno e l’Epifania. Nella speranza di ricevere, in cambio, qualche dono. Dalla Germania si è diffusa attraverso le Alpi radicandosi soprattutto nell’Alta Valtellina in Italia e nella Valposchiavo in Svizzera.

Anche i turisti potranno partecipare alle offerte ai bambini. Da via Plan a via Saroch, saranno tutti benvenuti. Ovvio… I dolcetti devono rigorosamente essere di prima qualità!

Alessandra Pirri