Marcello Veneziani mette Nietzsche e Marx faccia a faccia

Nietzsche e Marx si davano la mano è, nelle intenzioni di Marcello Veneziani, un invito al dialogo: far sedere Nietzsche e Marx allo stesso tavolo per capire chi siamo.

Marcello Veneziani mette Nietzsche e Marx faccia a faccia

Nel nuovo saggio del giornalista e saggista Marcello Veneziani, Nietzsche e Marx si davano la mano (Marsilio, 256 pp., 18 €), due figure cardine della storia del pensiero occidentale vengono raccontate con taglio divulgativo e ritmo narrativo. L’autore apre con un incontro immaginario nel 1882: Marx, di ritorno dall’Algeria, e Nietzsche, reduce dalla Sicilia, si incrociano in una locanda la sera dell’ultimo compleanno di Marx. È un espediente che accende la scena e conduce il lettore dentro le loro vite reali, intrecciandone opere, idee e destini fino a mostrarne l’impatto sulla politica e sulla cultura del Novecento.

Marcello Veneziani: perché accostare Nietzsche e Marx oggi

Veneziani ricostruisce origini e matrici comuni, dagli entusiasmi romantici giovanili alla rottura con l’orizzonte religioso. Entrambi guardano al proprio tempo con sguardo disincantato e polemico, desiderosi di rovesciare i conformismi della borghesia ottocentesca. In questa cornice l’autore insiste su un elemento condiviso: la volontà di smascherare le ipocrisie del presente e di proiettare il pensiero verso il futuro, dove la filosofia non resta teoria ma diventa gesto, scelta, stile di vita.

Nietzsche e Marx secondo Marcello Veneziani: affinità e differenze

Quando il racconto passa al confronto serrato, emergono le divergenze decisive. Karl Marx si muove come pensatore sociale: il suo è un materialismo storico che legge la storia come processo dialettico e progressivo, un cammino orientato alla liberazione egualitaria. Friedrich Nietzsche, al contrario, è un filosofo dell’esistenza: cerca il Sud, la luce e il tragico, pensa il mondo come gioco e musica, afferma l’amor fati e la volontà di potenza. Se per Marx l’emancipazione è collettiva e organizzata, per Nietzsche è aristocratica, creativa, affidata a individui capaci di oltrepassare se stessi. Il primo procede con una visione lineare del tempo, il secondo con una curvatura circolare, quella dell’eterno ritorno. Perfino gli emblemi cambiano: Spartaco per Marx, Dioniso per Nietzsche. E cambiano le parole-chiave: alienazione da un lato, nichilismo dall’altro.

Marcello Veneziani rilegge l’eredità di Nietzsche e Marx

La seconda metà del volume segue la scia che i due pensieri lasciano nel Novecento. Il marxismo entra nella storia come movimento, regime, tragedia; Nietzsche viene tradotto e tradito, utilizzato e deformato fino alle manipolazioni politiche più estreme. Veneziani non si limita a elencare esiti e appropriazioni: mostra come la ricezione postuma abbia trasformato entrambi in miti operativi, spesso in conflitto tra loro, diventando un lessico con cui continuiamo a discutere di potere, libertà, corpo, tecnica. Il finale guarda all’oggi: migrazioni, rivoluzioni culturali, femminismi, crisi delle appartenenze e irruzione dell’Intelligenza artificiale. Cosa resta vivo di Marx? Cosa sopravvive di Nietzsche sotto nuove vesti? Il libro invita a usare la loro eredità come strumento critico, non come clava ideologica.

Un invito a far dialogare due pesi massimi del pensiero

Nietzsche e Marx si davano la mano è, nelle intenzioni di Marcello Veneziani, un invito al dialogo: far sedere Nietzsche e Marx allo stesso tavolo per capire chi siamo. Senza gergo e senza reverenze, il volume rende accessibili biografie, concetti e nodi polemici, restituendo al lettore la possibilità di orientarsi tra due mappe del mondo che ancora oggi determinano il modo in cui pensiamo la società, l’individuo e il futuro.

Marcello Veneziani (Bisceglie, 1955) è giornalista e saggista. Ha esordito a Il Tempo (redazione di Bari) ed è stato a lungo firma de Il Giornale; nel corso degli anni ha collaborato, tra gli altri, con Il Messaggero, la Repubblica, La Stampa, il Secolo d’Italia, L’Espresso, Panorama, Il Mattino, La Nazione, Il Resto del Carlino, Il Giorno e La Gazzetta del Mezzogiorno; oggi è editorialista de La Verità e di Panorama. Tra le sue pubblicazioni La cultura della destra, Vivere non basta, Imperdonabili e La cappa.