La scenografia è arte nell’arte, arte che rende viva l’arte, creandone il mondo. In ogni spettacolo lo spazio è strutturato in sintonia con ciò che si anima sul palcoscenico, sullo schermo, in un ambiente e così i costumi degli interpreti. Ma a differenza dei nomi degli artisti, quelli degli scenografi spesso non sono noti. Eppure devono possedere profonde conoscenze artistiche, musicali, storiche. E saper integrare creatività e studio …
Parla Nora Veneri, scenografa di Bolzano: da questa intervista si deduce la complessità dello studio e del lavoro necessari per creare mondi.

–Come è nata e si è sviluppata la passione per la scenografia?
“Quando ero bambina mi divertivo con i miei fratelli a travestirci; la magia di trasformarmi! Al liceo mi appassionava tutto: architettura, teatro, belle arti…mi sono iscritta all’Accademia di Belle Arti di Urbino. Grande maestro è stato Gabbris Ferarri, di Rovigo, che mi ha trasmesso la fascinazione per il teatro. Costruivamo marionette alte come persone, mettevamo in scena spettacoli: il Ballo delle ingrate di Monteverdi, Orfeo e Euridice di Gluck, portato in tournée a Spoleto, Foligno, Perugia, Adria Polesine, Bolzano…. Il repertorio si arricchiva: marionette, danzatrici, cantanti liriche…spettacoli con musiche registrate e con cantanti dal vivo.
Poi ho potuto accedere all’Accademia estiva di Salisburgo con il docente di scenografia Günther Schneider-Siemssen. Ho fatto la mia prima scenografia per “i Fanes” un monologo scritto da Brunamaria Dal Lago Veneri, per Mara Baronti, portato al festival dei Due Mondi di Spoleto col Teatro Stabile di Bolzano e la Baronti narratrice.
Sono stata assistente scenografa a Vienna, poi attrezzista, poi direttrice di scena in tanti altri teatri, fra cui al Rossini Opera Festival, a Pesaro, a Treviso…di spettacoli con grandi Ponnelle, Luigi Pizzi, Hugo DeAna, Dario Fo… imparando tanto sul grande teatro a livello mondiale. Ho lavorato con Montserrat Caballé: sono emozioni potenti, vedi in cosa consiste il teatro vero! Infatti sono molto esigente, pretendo la perfezione fin nei minimi particolari. Con questo bagaglio ho percorso la mia strada come scenografa costumista lavorando per teatri in Italia e all’estero, tra cui Karlsruhe, Philadelphia per l’opera Romeo e Giulietta di Gounod“.
–Oggi le tecnologie, gli effetti speciali hanno ridotto l’apporto degli scenografi?
“Proiezioni, uso esagerato e drammaturgicamente non fondato di effetti speciali tecnologici, riducono i mezzi teatrali che danno magia. Hanno ridotto il lavoro e l’incanto dell’artigianato, la conoscenza vera della recitazione. Oggi gli attori hanno bisogno spesso del microfono: l’attore che sa gestire la propria voce non ha bisogno del microfono! Le tecnologie trasformano, spostano la percezione”.
–Recentemente ha messo in scena la Tempesta di Shakespeare; quale e quanto lavoro è necessario per uno spettacolo così complesso?
“Bisogna studiare il testo, il contesto storico, l’autore. Abbiamo presentato lo spettacolo all’aperto, in un convento medioevale dove pare abbia pernottato Albrecht Dürer. Ho creato una scenografia non invasiva. Tutto l’apparato visivo e lo spazio in cui si collocano attori, messa in scena, costumi deve servire a caratterizzare i personaggi. Ad esempio Antonio, il fratello di Alonso… per una figura intrigante (tu sei una vipera) ho creato un costume dal corpetto coperto a squame di serpente. Quanto alle architetture, ho delineato nei costumi i due luoghi da cui provengono i personaggi: la filigrana del Duomo di Milano, e Napoli con le decorazioni dei palazzi”.
–Cosa pensa della moda di attualizzare opere di altre epoche?
“Bisogna stare attenti che la messa in scena di opere modernizzate non penalizzi la poesia. A me piace mescolare le epoche, come per gioco. Trasformo stoffe e tessuti e realizzo spazi nuovi”.
–Oltre a scenografie ha fatto altro?
“Ho curato mostre: al Castello del Buonconsiglio di Trento, al Museo Archeologico di Bolzano… ho curato laboratori per l’allestimento di un Parco a Natale a Bolzano, lavorando anche con laboratori protetti e scuole.
Inoltre insegno storia dell’arte in un liceo. Realizzo con i ragazzi progetti anche all’esterno, abbiamo creato bellissimi quadri per una casa protetta: con i nostri quadri hanno decorato tutto il foyer. In una casa per senza tetto abbiamo fatto un grande murales, abbiamo realizzato scenografie per musical, scenografie e costumi per la scuola di musical a Bolzano: i giovani incidono sulla città!”
–Realizzare questi lavori è divenuto più facile o più difficile lungo gli anni?
“È sempre più difficile fare progetti, la burocrazia ostacola molto. Ma rinunciare è sbagliato”.
–L’entusiasmo, la ricchezza creativa, mi pare diano molta gioia.
“Sì, molta fatica e molta gioia, e dice bene: ricchezza interiore tanta, concreta poca”.
–Progetti?
“Lavorare con nuovi alunni, sempre più numerosi, con disagi psicologici. Trasmettere la mia passione. La passione è l’unica cosa che aiuta a salvarci”.


