“Perché non godere ogni attimo di questa vita terrena?” (da Casa di Bambola, di Ibsen). E l’IIS Inveruno ha mandato in scena “Ibsen. Il risveglio della pace”. Perché Oslo, con il suo Nobel per la Pace, non è poi così lontano. Un progetto portato avanti con tenacia e volontà, nel quale i ragazzi hanno messo alla prova le capacità narrative e di espressione, per condividere un momento di serenità e gioia. La pace, quel concetto così astratto, eppure così ambito. Un’opera originale, che ha saputo coniugare musica e voci, portando alla luce talenti nascosti.

Il protagonista, Ibsen, noto drammaturgo norvegese, si risveglia un attimo dal sonno della morte. E si ritrova, suo malgrado, catapultato nei tempi nostri, a scoprire situazioni di disagio e di violenza di genere. La donna schiava del marito. La bambina bullizzata perché poco femminile. La coppia di ragazze vituperata perché mano nella mano in un pub. La coppia omosessuale esclusa da un colloquio di lavoro. La ragazza pagata meno dei colleghi uomini, proprio perché donna. E ogni volta, puntuale, Ibsen ha chiesto ai protagonisti di riflettere. Cos’è la giustizia? Cos’è davvero la pace? Cos’è l’uguaglianza sociale? Sono mere chimere, oppure sono raggiungibili? Il tutto, tra costumi di scena e scenografie montate dagli stessi ragazzi dell’indirizzo grafica e comunicazione. Un tripudio di colori, armonia musicale, e riflessione. Un momento di vera condivisione, per riflettere insieme su come la pace può essere condivisa, auspicata, raggiunta.

“Ciao a tutti, pace, pace, pace. Ma cos’è la pace? Io ero rimasto che si faceva la pace dandosi il mignolino. Oggi Pace è un parolone. Io sono in pace con tutti. E voi?” – afferma un esemplare Ibsen, rivolgendosi al pubblico – Allora… qui stanno assegnando ancora un Premio Nobel per la pace. Ma è giusto? Ma davvero c’è pace? Anche perché, pace significherebbe creare un mondo migliore dove il dialogo, la cooperazione e la giustizia, trionfino sulla violenza e sull’odio. Infatti, se vi guardate intorno, le persone in guerra dialogano e cooperano molto tra di loro. Per non parlare poi della giustizia sociale… o ingiustizia sociale…” E chi è il vero protagonista della Pace? Non lo Stato, non i blocchi militari, non i generali, non i dittatori, non i presidenti, ma l’individuo. Occorre rimettere al centro, l’essere umano. In ballo, c’è la quotidianità e il futuro dei più giovani. Le persone devono avere voce in capitolo e anche essere consapevoli che si sta tenendo conto di loro, non è che non esistano semplicemente perché non sono in quei grandi edifici e in quelle riunioni in cui si prendono le decisioni. La presenza dei giovani non è solo il futuro, ma anche il presente e il futuro insieme, e sono proprio i giovani che devono assumere la leadership.

Parlare di pace “è un po’ come dare una medaglia d’oro a chi cerca di mettere d’accordo un gruppo di amici che non riescono a scegliere dove andare a cena – conclude Ibsen in scena – Bello vero? Avere qualcuno che ci fa fare sempre pace. Ma se ci pensate bene, pace non è solo l’assenza di guerra, tipo che non litighi mai con i vicini di casa. Ma pace è anche un equilibrio tra i sentimenti che ti fanno stare tranquillo. Immaginatela un po’ come se foste su un’isola tropicale a rilassarvi in spiaggia. Chi non vorrebbe questo genere di pace? E allora pace a tutti, qualsiasi pace intendiate. E che non sia una pace di bambola… in una casa di bambola… ma una pace vera tra esseri umani!”
Lo spettacolo dei ragazzi dell’IIS Inveruno andrà in scena ancora a settembre, e si proporrà come performance per uno scambio Erasmus con Oslo.



