Il dibattito sulla riforma del sistema editoriale e sulla destinazione del gettito derivante dalla web tax entra nel vivo. A innescarlo è stata la proposta del presidente di Confindustria Radio Tv, Antonio Marano, che ha rilanciato l’idea di destinare parte delle risorse derivanti dalla tassa sui colossi del web al settore dell’informazione. Un’ipotesi che ha raccolto anche il sostegno della Fieg.
Sul tema è intervenuta con fermezza la segretaria generale della Fnsi, Alessandra Costante, che ha accolto la proposta, ma ha messo in guardia da visioni riduttive del ruolo del giornalista.
«La Federazione nazionale della Stampa italiana è d’accordo che la web tax dovrebbe essere in parte destinata all’editoria: il traffico e i profitti dei giganti del web vengono fatti proprio grazie ai contenuti giornalistici saccheggiati dalle piattaforme a scapito del fatturato degli editori tradizionali e della professionalità di migliaia di giornalisti», ha dichiarato Costante.
«Ma se si vuole una nuova legge dell’editoria, che contenga elementi di ridistribuzione rispetto alle piattaforme online – ha ribadito Costante – gli editori italiani non possono pensare ad un lavoro giornalistico senza tutele, a retribuzioni più simili a quelle di un barista dell’autogrill (con tutto il rispetto per chi fa quel mestiere) e a CoCoCo che, con compensi che sono sotto la soglia di povertà, rappresentano la nuova frontiera della schiavitù».
Il riferimento va anche al tavolo del rinnovo del contratto nazionale, fermo dal 2014. In un contesto in cui gli stipendi hanno perso oltre il 19% del potere d’acquisto, Costante sollecita attenzione verso i temi dell’equo compenso e della gestione dell’intelligenza artificiale nelle redazioni, per tutelare il lavoro umano contro la deriva della sostituzione con strumenti automatizzati.
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