Un premio che travalica i confini del mondo femminile tant’è che prevede in più un riconoscimento per un uomo.
Questo è il “Premio Donna 2025” che la sezione di Milano dell’Associazione nazionale Fidapa, ha consegnato a Serena Porcari, ceo di Fondazione Dynamo Camp, a Silvia Scurati consigliera regionale della Lombardia, a Elisabetta Palù, direttore reggente del carcere di San Vittore, a Silvia Terrana responsabile del Nucleo Tutela donne e minori della Polizia locale di Milano.
Fin qui le donne premiate.
Ma questo premio va oltre
Ci spiega il perché Cristina Berretta, giornalista, presidente Fidapa-Milano.

“Questa è una grande innovazione che noi, a Milano, abbiamo introdotto nel 2018 perché pensiamo che sia inutile creare delle conflittualità fra uomini e donne, i confitti fanno solo arretrare, dobbiamo, invece, lavorare insieme e non farci la guerra“.
-Come scegliete chi premiare?
“Scegliamo uomini che nella loro professione o nella loro vita abbiano concretamente sostenuto la causa femminile sapendo che questo tipo di scelta può essere di esempio e di insegnamento verso altri uomini. Non è un caso, dunque, che a ricevere il premio quest’anno sia Roberto Agresti, medico chirurgo, specialista senologo all’Istituto dei Tumori,a cui molte donne devono la vita“.
-Dottor Agresti come ha cominciato ad occuparsi di tumore alla mammella?
“Beh in un giorno molto lontano quando già lavoravo all’Istituto dei Tumori, il mio primario prof Cascinelli mi disse: Veronesi cerca un giovane per il suo gruppo. È stata la mia fortuna. Il professor Veronesi mi ha insegnato tante cose, anche il sapersi rapportare con un mondo femminile i cui sentimenti, aspettative, paure sono fonte di arricchimento quotidiano per un medico che sa ascoltare“.

-Lei ha operato tantissime donne, cosa ha ricevuto da loro?
“La cosa più bella è il loro grazie, il vedere brillare i loro occhi che trasmettono un sentimento di gratitudine profondo“.
–Nell’ambito della sua carriera si ritiene fortunato?
“Molto molto fortunato perché ho conosciuto, all’inizio del lavoro in Istituto, due donne straordinarie che sono state mie superiori: la dottoressa Maria Ines Colnaghi e la dottoressa Sylvie Menard, persone di una intelligenza acutissima, donne che avevano tante qualità oltre quelle professionali il che rendeva il lavoro con loro davvero gratificante”.
-E nella vita privata?
“Anche in questo caso ringrazio il Cielo per avermi dato una famiglia in cui mia nonna, negli anni ‘20, fu la prima donna a prendere la patente a Cuneo, suscitando grande scandalo e mio padre, che per me è stato una guida fondamentale, non prese mai decisioni importanti senza sentire il parere di mia madre. Come può capire sono cresciuto con la certezza che le donne sono importanti e vanno ascoltate“.
Alessandra Rissotto



