Il Meeting di Rimini e le riflessioni del giornalista Cesare Zapperi

Cesare Zapperi, giornalista politico del Corriere della Sera, in qualità di inviato ha seguito in prima persona le vicende del Meeting di Rimini. Tra i protagonisti i leader dei partiti politici che sono saliti sul palco per un confronto in vista delle elezioni. Il collega ha raccolto le sue impressioni e le ha riportate in un post su Facebook che pubblichiamo integralmente.

Ho seguito per cinque giorni il Meeting di Rimini, organizzato come noto da Comunione e Liberazione, come inviato del Corriere della Sera. Ci sono andato da cronista, come da cinque anni a questa parte, per vedere, ascoltare, raccontare. E magari anche per provare a capire. Non per dare giudizi, tantomeno per emettere sentenze a prescindere.

Ho potuto seguire gli interventi di personalità diversissime tra loro: dal cardinal Matteo Zuppi al commissario europeo Paolo Gentiloni, dal presidente della Corte costituzionale Giuliano Amato al presidente del Consiglio Mario Draghi, dai governatori regionali ai leader dei partiti. Un’esperienza interessante, sia dal punto di vista professionale che personale. Tanto più se inserita in un contesto dove ho visto migliaia di persone preferire discorsi politici al bagno in mare e oltre duemila persone dedicarsi come volontari al funzionamento della manifestazione.

Immagino già le reazioni di alcuni lettori: “ecco, è diventato ciellino anche lui”, “un altro folgorato sulla via di Rimini”, “ma non fare l’ingenuo, quelli sono solo affaristi” e via discorrendo. Ognuno pensi quel che vuole, io certo non ho cambiato idea rispetto a quel che penso da almeno vent’anni. In tempi in cui si vanno a ripescare vecchi post per segnalare i cambiamenti di opinione, io posso solo confermare quanto scritto, soprattutto tra il 2000 e il 2010, sul sistema di potere di Comunione e Liberazione quando era molto forte (oggi lo è sicuramente meno).

Un sistema di potere invadente e prepotente, anche a Bergamo, dove per anni il tentativo (spesso riuscito) di occupare posti di rilievo e’ stato perseguito con modalità tipiche di altre terre. Con l’ausilio anche di un giornale utilizzato come clava contro chi si opponeva a quel sistema di potere. E della saga formigoniana è inutile dire, tanto è stata raccontata nelle sue degenerazioni nel codice penale.

Ma detto questo, lo pongo come domanda, è possibile, e giusto, buttare tutto in un unico calderone? È lecito mescolare Formigoni con i ragazzi che hanno un credo magari non condivisibile ma sincero? Detto più brutalmente: i volontari sono straordinari se cucinano le salamelle alle feste di partito e esecrabili se lavorano al Meeting?

Altre domande: se migliaia di persone applaudono Draghi sono per ciò stesso classificabili come “affariste, assetate di potere, vendute”? E se vanno in visibilio per Giorgia Meloni sono invece “un popolo carico di entusiasmo”? E se applaudono tutti e due sono “squilibrati”, “sono sempre dalla parte del potere”, “sono bipolari”?

Non sono un ingenuo, ne ho visto tante nel mio ormai ultratrentennale percorso professionale per farmi incantare, ma non ho risposte facili. E mi piacerebbe, da cittadino prima che da giornalista, che si avesse la capacità di riflettere su un fenomeno che anche se ispirato a valori molto diversi dai propri muove così tanta gente. Io guardo a loro, non ai Formigoni o ai Vittadini. Che ci piaccia o no, sono una realtà. Capirla aiuterebbe anche chi vuole combatterla.

Cesare Zapperi