Tumore al colon-retto, lo screening può salvare la vita: mai abbassare la guardia

Riflettori accesi nel mese di marzo sul tumore al colon-retto:  50mila nuovi casi, ogni anno, in Italia con una maggiore incidenza dopo i 50 anni, anche se, negli ultimi anni, si è registrata una crescita della malattia fra i giovani, fenomeno che preoccupa perché spesso la diagnosi arriva  in ritardo.

I principali fattori di rischio, al di là dell’età, sono una dieta ricca di carne rossa e povera di fibre, il fumo, l’alcol, la vita sedentaria, la familiarità.

Prof. Riccardo Rosati

L’Unità Operativa di Chirurgia Gastroenterologica dell’Ospedale San Raffaele di Milano, diretto dal prof. Riccardo Rosati, è un riferimento di eccellenza per pazienti che arrivano da tutta Italia e dall’estero.
La nostra intervista con il prof. Ugo Elmore, direttore del programma strategico di Chirurgia Oncologica e Mininvasiva del tratto gastrointestinale e del peritoneo.

Prof. Ugo Elmore

-Prof. Elmore come si affronta il tumore colon rettale.

Dipende dallo stadio della malattia, se è in fase precoce la chirurgia mini invasiva rappresenta oggi il meglio anche perché può essere eseguita con tecnica laparoscopica e con l’ausilio di sistemi robotici.
Nei casi avanzati, in base alla localizzazione del tumore e ad eventuali metastasi, può essere necessario un trattamento chemio e/o radioterapico
“.

Ci sono nuove prospettive terapeutiche?

“Sì, recentemente uno studio denominato FRESCO-2 ha dimostrato l’efficacia di un nuovo farmaco antiangiogenetico, il Fruquintinib, nel trattamento di pazienti con tumore al colon metastatico che già abbiano eseguito  altre linee terapeutiche. Una nuova arma che presto avremo a disposizione e che migliorerà la prognosi dei pazienti con malattia avanzata”.

-E novità nel campo diagnostico?

“Una delle novità più promettenti è la biopsia liquida, una tecnologia che mediante un prelievo ematico, può indirizzare il trattamento oncologico e fornire informazioni sulla risposta a determinate cure”.

Colon-retto


-Si sente molto parlare di immunoterapia, quali sono i benefici?

“L’immunoterapia è già una realtà consolidata tuttavia si deve spiegare che i benefici più significativi si ottengono solo in alcuni tipi di tumore con un ben determinato profilo molecolare. Ecco perché è fondamentale che tutti i centri oncologici eseguano gli specifici test per individuare i pazienti che possono trarre beneficio da questo trattamento il che conferma la necessità di rivolgersi a team multidisciplinari in grado di individuare il trattamento personalizzato per ogni singolo paziente”.

-Un ultimo consiglio per i nostri lettori?

Mai trascurare la prevenzione, sintomi sospetti vanno subito indagati, mai trascurare i programmi di screening: possono salvare la vita”.

Alessandra Rissotto