Parkinson: il tremore si può bloccare con una nuova tecnica all’Istituto Neurologico Besta di Milano

Da qualche tempo sui social corre un filmato in cui si vede un paziente che festeggia la scomparsa del tremolio alla mano.
Il  filmato parla di un trattamento, contro il parkinson praticato, in prima mondiale, nell’ospedale universitario Gold Coast del Queensland  in Australia.
Ma è proprio così? Lo abbiamo chiesto a Roberto Eleopra, direttore di Neurologia all’Istituto Besta di Milano.

-Dottor Eleopra è davvero una prima mondiale?

“È una tecnica nuova ma non è una novità assoluta, noi al Besta abbiamo cominciato a praticarla dal 2019 con risultati molto soddisfacenti”.

Roberto Eleopra

-Di cosa si tratta?

“È una terapia che utilizza gli ultrasuoni ad alto campo sotto risonanza magnetica, l’acronimo è MRgFUS,  si usa per curare malattie che causano disturbi del movimento come il tremore essenziale, il tremore per la malattia di parkinson con sintomi prevalentemente unilaterali e anche in casi di dolore neuropatico“.

 -È una procedura invasiva?

“Invasiva sì ma non chirurgica. Invasiva perchè gli ultrasuoni vanno a “lesionare ” piccole aree del cervello come quelle responsabili del tremore ma questo non comporta l’uso del bisturi chirurgico”.

-Quindi non occorre l’anestesia?

“Assolutamente no, il paziente entra in una risonanza magnetica specifica, il capo viene immobilizzato e, cosa molto importante, prima di colpire con gli ultrasuoni la zona da neutralizzare, gli si chiede di scrivere, di parlare di muovere le mani per verificare di aver centrato, con precisione millimetrica, l’area responsabile del tremore. Poi tramite una sorta di caschetto posto sul capo si procede con l’erogazione degli ultrasuoni. In tutto ci vuole circa un’ora e mezza”.

-Ci sono controindicazioni?

Prima di accedere ci sono esami specifici da fare per valutare l’idoneità del soggetto.  La limitazione principale può essere costituita dalla densità dell’osso cranico che deve essere attraversato dagli ultrasuoni. Per tal motivo si deve fare una tac per capire se gli ultrasuoni possano effettivamente penetrare e produrre la necrosi della zona individuata.
Poi ci sono altre controindicazioni come, ad esempio, l’assunzione di anticoagulanti, antiaggreganti, il portare il pacemaker, che vengono valutate caso per caso
“.

-La vostra esperienza comincia nel 2019, quanti casi avete trattato e quali sono i dati?

Dal 2019 fino al gennaio 2025  abbiamo trattato 320 pazienti e i risultati sono  molto soddisfacenti.
A distanza di un anno abbiamo visto che l’80-85 per cento non ha più tremore, il 10-15 per cento può recidivare. A distanza di 5 anni il 65-70 per cento continua a non tremare.
Questo comunque è un trattamento che si può ripetere anche perché non c’è alcuna limitazione d’età purché ritenuti idonei”.

-Prima di concludere le chiedo: ce la fate a soddisfare i tanti casi che selezionate?

“Per farlo avremmo bisogno di poter disporre di una Risonanza in più così da raddoppiare le giornate di intervento. Con la Direzione Generale stiamo lavorando su questo“.

Alessandra Rissotto