Paura: amica e nemica. Ce lo spiega la psicoterapeuta Federica Mormando

Paura, amica-nemica. La paura di un pericolo esistente, quella di uno previsto, quella di uno immaginato, ci accompagna da sempre. E come sempre, contano le dosi. Dose giusta: giusta reazione, utile quanto si può a scamparla. Esagerata: blocca ogni reazione oppure ne provoca una sovente insensata. Un cenno a parte merita la paura immaginata, dicasi ansia. Questa generalmente attiva un inutile o dannoso stress. Dannoso per chi la prova, dannoso per chi è costretto a sentirne l’influsso e spesso a essere limitato nelle azioni come chi la prova.

Di questi tempi viviamo un clima di paura. Le notizie allarmanti di tutti i tipi che i media ci regalano creano un’ansia diffusa, anche quando nulla di tangibile ci minaccia. Ma paura giustificata circola parecchio: nelle strade, sui treni, nelle case. Paura di nemici accovacciati negli angoli e pronti a colpire. Si diceva che paura è soprattutto femmina, giustamente, visto che sono le donne quelle più facilmente aggredibili, ma, seppur in misura minore, paura è anche maschia, se mi si perdona il vetusto modo di definire le persone maschi e femmine.

Diciamo, paura di tutti. Paura estesa è diffidenza estesa, virtuale – telefonate e mail che sono truffe – reale verso le persone. La paura genera diffidenza. La diffidenza distrugge empatia e socievolezza. Non ci si fida di un sorriso per strada, non ci si fida in generale, di ignoti e anche di noti. Diffidenza genera solitudine. Solitudine è isolamento. Isolamento è debolezza, perché è pur vero che unione fa forza. Ed ecco la tristissima distanza che permette di filmare un accoltellamento invece che intervenire.

La paura, il disordine, creano per contrasto anche gruppi, fanno notizia quelli di contestazione, di sette.

Ed è difficile liberarsene: paura è il contrario di speranza.

Dove rintracciarla, la speranza? Nelle piccole azioni: scegliere oggettivamente i partners, vagliare gli amici ricordando che sono i fatti che contano. E considerando che i gesti generosi riportati con avarizia dai media non sono che una piccola percentuale di quelli che si verificano. Di esempi di generosità ne abbiamo tutti; l’importante è non cedere all’abitudine del lamento e del vedere solo ciò che è negativo. Citiamo gli esempi buoni anche a bambini e ragazzi, educhiamoli all’onestà e alla solidarietà, lodiamo i ragazzi se dimostrano di saper essere generosi. Lamentiamoci con i media che ritengono notizie solo quelle cattive. So che questi incitamenti sono letti da chi già pensa in questo modo, ma spero servano da incoraggiamento, visto che scuola e società in genere vanno controsenso. Io credo che pochi possano diventare molti, se si fanno sentire. Con coraggio…

Federica Mormando

psicoterapeuta e psichiatra