Negli uffici dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia bazzico più o meno dal gennaio del 1992. Prima in via Appiani, poi in via Antonio da Recanate. In quegli uffici io, fin da subito, ho trovato due cose: grande professionalità e un sorriso speciale. La professionalità di tutti gli impiegati, così sapientemente guidati dal loro Direttore e poi lo sguardo affettuoso di Elisabetta Graziani: il sorriso di cui parlavo è proprio il suo. Non mi conosceva, ero l’ultimo degli aspiranti giornalisti, eppure lei aveva sempre la soluzione ad un problema, una parola di incoraggiamento in un momento difficile. Impossibile non diventare amico di questa donna straordinaria: intelligente, testarda, dolcissima, severa, acuta.

Quando mi ha annunciato che si sarebbe dimessa, egoisticamente, non sono stato contento per lei. Mi piaceva saperla alla guida degli uffici dell’Ordine lombardo, immaginarmela nei giorni delle elezioni a coordinare il lavoro dei “suoi impiegati” al seggio elettorale. Quei meravigliosi impiegati che, in più di 30 anni alla guida dell’ente, lei aveva cercato di formare quanto più possibile a sua immagine e somiglianza: efficienza, imparzialità, capacità di gestire le emergenze.
Recentemente su alcuni giornali della nostra categoria che annunciavano la sua uscita è stata definita “la memoria storica” dell’Ordine lombardo.

Io aggiungo che è stata l’ineguagliabile – ma pure insostituibile – braccio destro di tanti Presidenti. A partire dal migliore di tutti, Franco Abruzzo, che non dimenticherò mai mentre la chiamava dal suo ufficio di via Appiani, dall’altra parte del corridoio: “BBBBBBBBETTY” esclamava per chiedere dove fosse questa o quella delibera… Non posso fare l’elenco ma, visto che la pandemia è ancora argomento di recente attualità, sono certissimo che anche il Presidente Alessandro Galimberti l’abbia considerata una risorsa preziosa al suo fianco nel momento buio del covid e degli uffici chiusi… Posso non citare l’amato Gabriele Dossena?! Impossibile: la Betty ne parla ancora (anche se Abruzzo resta unico in vetta alla classifica, ndr).

Ma Betty si è fatta amare e stimare anche dai consiglieri: ne cito solo due: il “riflessivo” Gabriele Moroni e Fabio Cavalera, dalla Betty sempre descritto come “uomo libero di pensiero e di grande valore”.
Ultimamente ho parlato di Elisabetta, della grave perdita per l’Ordine, con vari colleghi: Giuseppe Gallizzi, primo fra tutti, ha voluto dedicare anche un articolo sul suo giornale “La voce dei Giornalisti” all’addio di questa preziosa dirigente del nostro Ordine lombardo, il più prestigioso e numeroso d’Italia. Speravo davvero che un miracolo accadesse, che Betty ci ripensasse, che, almeno, restasse fino alle prossime elezioni e di vederla ancora al seggio a novembre o quando sarà: così impegnata a far funzionare la macchina elettorale, ma anche così sorridente ed entusiasta del suo lavoro e del suo talento.

Niente, mi dicono che il 29 febbraio sarà il suo ultimo giorno. Mi sa tanto che questa volta voterò a distanza, con il voto elettronico. Non posso andare al seggio e non trovarla. Meglio votare da casa. Grazie, Betty, grazie di vero cuore per tutto ciò che hai dato ai giornalisti della Lombardia. Io sono solo uno dei tantissimi giornalisti di cui hai conquistato la fiducia e a cui mancherai. Ma grazie al tuo esempio e ai tanti anni da direttore sono sicuro che gli uffici dell’Ordine lombardo continueranno ad essere i più efficienti d’Italia.
Enrico Fedocci


