Ancora sciopero dei giornalisti all’agenzia Dire giovedì e venerdì per il mancato pagamento degli stipendi

Il Comitato di redazione dell’agenzia di stampa Dire ha proclamato due giorni di sciopero per le giornate di giovedì 25 e venerdì 26 gennaio in assenza di rassicurazioni sul pagamento della seconda parte dello stipendio di dicembre. «Dopo aver ricevuto un modesto acconto una settimana fa – si legge in una nota – oggi l’azienda ha fatto sapere che al momento non è stata data disposizione di pagare gli stipendi stante la situazione di stallo dovuta al fermo amministrativo del ministero dell’Istruzione (legato alle vicende giudiziarie della precedente proprietà) che ha colpito l’azienda all’inizio di dicembre e che, a catena, ha provocato il 29 dicembre la sospensione del corrispettivo di Palazzo Chigi alla società Com.e e dell’iscrizione della Dire all’elenco delle agenzie di rilievo nazionale».

«Il Comitato di redazione – prosegue il comunicato – reputa questa posizione irricevibile e dichiara sciopero, chiedendo all’editore di pagare subito gli stipendi dovuti ai suoi giornalisti e ai colleghi grafici. I lavoratori non possono pagare per la situazione di difficoltà che si è creata, tanto più trattandosi dello stipendio del mese scorso. Anche i colleghi licenziati, ad oggi, hanno ottenuto solo questo acconto e non hanno ricevuto le spettanze relative a mensilità dovute e Tfr. È inaccettabile pensare che lo stallo sul fronte giudiziario possa ricadere a cascata sui lavoratori, lasciandoli senza stipendio, così come erano inaccettabili le ‘sospensioni di Capodanno’ (di cui abbiamo chiesto il ritiro in tutte le sedi e senza sosta, l’ultima volta con uno sciopero la settimana scorsa), anch’esse forma di pressione mirata a far risaltare la drammaticità del blocco della terza rata del 2023 da parte di Palazzo Chigi alla società Com.e».

Il Cdr torna infine a ribadire la richiesta di ritiro delle sospensioni nonché dei licenziamenti, 11 il 28 dicembre (scesi a 11 dagli iniziali 14 dopo il reintegro di tre colleghi) e uno arrivato il giorno dopo per motivi disciplinari. Infine «annunciando iniziative di mobilitazione per i prossimi giorni, chiede alla politica tutta di attivarsi per cercare – per quanto nelle rispettive competenze – una soluzione a questa situazione che ci pare ogni giorno di più senza via d’uscita. La storia di un’agenzia che esiste e lavora in modo serio da quasi 40 anni non può finire così. E non possono essere i 120 lavoratori a pagare gli errori della precedente proprietà e nemmeno una gestione attuale che non tiene in conto i lavoratori come prima e unica risorsa aziendale».