L’assemblea dei giornalisti di Repubblica protesta contro il nuovo piano tagli dell’azienda e minaccia lo sciopero

Con un comunicato l’assemblea dei giornalisti di Repubblica contesta “in modo netto e radicale il piano di tagli proposto per l’ennesima volta dall’azienda alla redazione. Una politica assolutamente inadeguata per garantire la stabilità economica della testata che anzi verrebbe ulteriormente impoverita di un patrimonio di esperienze e competenze”.Per questi motivi – si legge ancora – l’assemblea dà mandato al Cdr di vincolare qualsiasi apertura di trattativa sindacale alla presentazione di un chiaro ed esaustivo piano editoriale, nel quale siano circostanziati: gli investimenti necessari per il rilancio della testata, gli obiettivi che ci si propone di raggiungere con organici ulteriormente ridotti nonché i progetti che coinvolgono le redazioni nel loro complesso. E non ultimo chiede all’azienda di indicare quali siano le scelte per la crescita dei ricavi, in particolare della componente digitale, perché siano adeguate alle sfide del mercato editoriale”.

“L’assemblea – prosegue la nota – pone inoltre un ineludibile tema di responsabilità rispetto alla crisi che sta attraversando Repubblica. Pur riconoscendo il momento di difficoltà di questa fase di grandi cambiamenti, i risultati economicamente negativi sono da ascrivere anche alle scelte della linea editoriale che non riesce a intercettare nuovi lettori e che ha allontanato il tradizionale pubblico di riferimento della testata Repubblica; ma anche alle strategie del management, frutto di previsioni errate e di risultati ancora non sufficienti a garantire l’equilibrio dei conti, in particolare nello sviluppo del digitale. Scelte e strategie di cui l’assemblea chiede totale revisione”.

“Le giornaliste e i giornalisti di Repubblica – sottolinea l’assemblea – in questi anni hanno dimostrato un grande spirito di sacrificio e un forte legame affettivo con il giornale ma non sono disposti ad essere gli unici a pagare ancora una volta il conto di decisioni spesso non condivise, anzi non di rado contestate dalla redazione stessa”.

“L’assemblea – conclude il comunicato – affida quindi al Comitato di redazione un pacchetto di cinque giorni di sciopero da utilizzare qualora non arrivassero le risposte richieste prima dell’apertura di una trattativa sulla riduzione dei costi del lavoro, che dovrebbe basarsi su due principi: totale volontarietà delle uscite e reintegro dei numeri redazionali”.