Finisce un’era al Giornale di Montanelli, addio alla storica sede di via Negri: la redazione si trasferisce in via dell’Aprica

Dalla prossima settimana inizia una nuova era al Giornale. Per i giornalisti sono gli ultimi giorni di lavoro nella storica sede di via Negri a Milano, portata in dote nel 1979 da Silvio Berlusconi a Indro Montanelli. Ora la redazione lavorerà in via dell’Aprica, al Derganino. “La leggenda – ha scritto l’attuale direttore del quotidiano, Alessandro Sallusti – narra che in un lontano passato questo palazzo nel pieno centro di Milano, attaccato a quello della Borsa – la famosa Piazza Affari – fosse adibito a bordello. Se fosse vero ne andremmo orgogliosi e non escludo che proprio da questa convinzione trasse ispirazione il nostro Fondatore per coniare uno dei suoi aforismi più famosi: «Il bordello è l’unica istituzione italiana dove la competenza è premiata e il merito riconosciuto». Tra queste stanze di competenza e merito (certamente a tratti anche un po’ di sana e dichiarata ruffianeria) in effetti ne sono passati assai, tanto che via Negri, grazie alla prestigiosa presenza de Il Giornale, è diventata nel tempo una delle più note della città nonostante le scarse occasioni di frequentarla non essendo commerciale né di passaggio”. 

Alessandro Sallusti

Alla vigilia del cinquantesimo compleanno Il Giornale cambia dunque indirizzo ma non la sua strada che resta la stessa di sempre. “Il nuovo editore, la famiglia Angelucci – ha sottolineato Sallusti – ci ha messo a disposizione un intero palazzo, non molto lontano da qui, più moderno e attrezzato per lo sviluppo multimediale che i tempi impongono e di questo lo ringraziamo”. 

E ancora: “Non nascondo che un po’ ci spiace lasciare via Negri, non solo perché per un giornalista la redazione non è un banale posto di lavoro bensì una seconda casa (per alcuni oserei dire la prima) ma anche perché siamo affezionati a queste mura complici. Mura che nel bene e nel male hanno visto e ascoltato di tutto e di più, che custodiscono anche cinquant’anni di segreti personali e professionali inconfessabili che per fortuna tali rimarranno anche in nostra assenza. Il cambio di sede non sarà soltanto una novità immobiliare. Il gruppo editoriale di cui facciamo parte ha in cantiere una serie di iniziative che presto diventeranno realtà. Avremo tempo e modo di parlarne, del resto cinquant’anni sono una svolta importante nella vita di chiunque, anche per quella del nostro e vostro Giornale”. 

Gabriele Barberis Vignola

Ultimi scatti, pubblicati sui social davanti al palazzo in cui lavoravano da una vita, per i giornalisti Gabriele Barberis Vignola e Pierluigi Bonora. Questo il messaggio “d’addio” di Baberis Vignola: “L’ultimo fotogramma alla sede del Giornale di via Gaetano Negri 4 a Milano, uno degli indirizzi storici dell’informazione italiana. Si riparte dal nuovo complesso di via dell’Aprica con lo spirito immutabile del padre fondatore, Indro Montanelli. E l’avventura continua”.

Pierluigi Bonora

“Il primo giorno da assunto a “il Giornale”: 7 agosto 1989 con Indro Montanelli direttore e alla redazione Province come praticante – ha invece scritto Bonora – . L’ultimo giorno in redazione: 31 marzo 2015, con Alessandro Sallusti direttore e alla redazione Economia con la qualifica di caporedattore. Dal giorno successivo collaboratore esterno. Proprio ieri ho fatto un salto a Milano in via Gaetano Negri, 4, sede storica, per tanti anni la mia seconda casa. E mi sono fatto riprendere davanti all’ingresso del palazzo. Dalla prossima settimana “il Giornale” avrà infatti una nuova sede. Orgoglioso di continuare a far parte di un pezzo di storia del quotidiano nel ricordo degli incredibili maestri e colleghi che hanno varcato questo portone”.

E’ una sorta di lettera d’amore quella di Felice Manti che su Facebook ha scritto: “Tutto finisce, soprattutto le cose belle. Tocca a me l’ingrato compito di scendere in solitaria dalla nave del Giornale attraccata a Via Gaetano Negri, 4 a Milano e darle l’ultimo saluto. Da domani con il quotidiano si salpa verso altri luoghi, in zona Farini, lontano dal mio chilometro quadrato che da 25 anni ha scandito la mia quotidianità spazio-temporale nei dintorni di Piazza Affari. Me ne vado dalla redazione guardando il mio Toro vincere in casa, chiudendo l’ultima pagina da centrale di lunga sull’ennesima tragedia del mare, quasi un presagio per chi ha deciso di solcare i perigliosi mari dell’informazione con una nave nuova di pacca. Sulla quale io ci sarò, come sempre, pronto a nuove sfide con Il Giornale. Come dicono i marinai, non c’è vento giusto per chi non sa dove andare. E io stasera devo andare a casa, perché ho parlato troppo, che l’ultimo prosecco con cui abbiamo festeggiato l’ammaraggio mi ha mangiato l’ultimo neurone…Addio sede di Via Negri, mi mancherai”.

L’ingresso nel palazzo di via Negri

Le scrivanie, i cassetti e gli archivi si svuotano, gli scatoloni si riempiono, i computer si spengono e le porte degli uffici si chiudono per lasciare spazio alla parola fine. Scorrono i titoli di coda di un matrimonio – quello tra via Negri e Il Giornale – che durava da 44 anni. La storia del quotidiano fondato da Montanelli continua altrove. Ma chi ha frequentato le stanze di questo palazzo lascia qui per sempre un pezzo di cuore e tanti ricordi. Anche se, forse, per la scelta della nuova sede l’attuale editore avrebbe potuto dare maggiore considerazione al valore della testata. La futura redazione sarà certamente più moderna ma pur sempre collocata in una zona più periferica di Milano. Da questo punto di vista si verifica senza dubbio un declassamento rispetto al passato.