L’esperienza di assistere una persona con una malattia inguaribile in fase avanzata, sia diretta sia riferita a familiari e conoscenti, riguarda ben due italiani su tre.
È chiara quindi l’importanza di avere una piena consapevolezza di cosa siano le cure palliative, di cosa offrano e di quali siano i nostri diritti come cittadini. Ma quanto ne sappiamo, e in particolare quanto ne sanno i nostri medici, di quell’insieme di trattamenti, non solo farmacologici, volti a migliorare il più possibile la qualità della vita di una persona gravemente malata e della sua famiglia?
A fotografare la situazione è uno studio realizzato da Ipsos per VIDAS – organizzazione di volontariato da 40 anni impegnata nell’assistenza gratuita dei malati inguaribili e dei loro familiari – in collaborazione con la Federazione Cure Palliative e grazie al contributo della Fondazione Giulio e Giovanna Sacchetti.
La ricerca misura il grado di conoscenza e di esperienza delle cure palliative in un campione rappresentativo di popolazione, da un lato, e di medici del territorio e ospedalieri, dall’altro. I dati sono stati presentati oggi in vista della Giornata nazionale delle Cure Palliative (11 novembre) presso l’Università degli Studi di Milano, sede della Scuola di specializzazione in Medicina e Cure Palliative.
Oltre il 60% dei clinici è orientata a proporre le cure palliative quando i trattamenti non incidono più sul decorso della malattia, prima di arrivare alla fase terminale.
“Secondo la ricerca la pianificazione condivisa delle cure è un bene per oltre il 50% dei medici – afferma Giada Lonati, medico palliativista e direttrice sociosanitaria di VIDAS -, ma il vero ostacolo è parlare ai propri pazienti di malattia grave, prognosi infausta e morte. I clinici sanno, in astratto, che cosa dovrebbero dire, ma per loro è difficile trovare le parole giuste. Perché le cure palliative affrontano un dolore globale, che ha una dimensione fisica ma anche psicologica, sociale e spirituale. Anche per questo è fondamentale una formazione ad hoc”.
“Le Università possono offrire un grande contributo nella diffusione della conoscenza sulle cure palliative in Italia – spiega il rettore della Statale di Milano Elio Franzini – In particolare, in Statale è nata nel 2021 la prima cattedra universitaria di Cure Palliative, a testimonianza del ruolo fondamentale che ha la formazione di specialisti in questo settore e dell’impegno che la nostra università intende proseguire nell’ambito delle scienze mediche, dove già opera con un ruolo di primo piano.”
Giovanna Sacchetti, presidente della “Fondazione Giulio e Giovanna Sacchetti”, evidenzia il valore della ricerca in termini di costruzione culturale di un linguaggio comune e condiviso, anche da non addetti ai lavori. “Sono molto felice di partecipare e contribuire al progetto di VIDAS, la nostra missione da sempre è quella di prenderci cura, sia nel campo dell’arte con interventi di tutela del patrimonio e restauro, sia nel sociale. Quello delle cure palliative è un settore che sosteniamo da tempo con collaborazioni a ospedali e centri specializzati. Per noi è fondamentale che il malato con sia mai lasciato solo e riceva le cure appropriate circondato dall’affetto dei suoi cari e protetto dall’attenzione di medici e operatori competenti e sensibili.”


