Quando nel 2011 Alessandro De Concilio, un ragazzo di Agrate Brianza poco più che ventenne, lasciava l’Italia per cercare fortuna a Londra, usciva un disco di Caparezza intitolato Goodbye Malinconia. Nel brano cantato insieme a Tony Hadley, storico leader degli Spandau Ballet, il cantautore pugliese deplorava il fenomeno della “fuga dei cervelli” da un’Italia matrigna, e prefigurava ciò che sarebbe potuto accadere con una classe dirigente più avveduta.
Con in tasca un diploma da ragioniere, Alessandro lasciava il Belpaese. Aveva sogni nel cassetto e l’ambizione di imparare le lingue e di fare esperienza. Otto mesi in Inghilterra. Altri sei anni in Spagna, prima a Madrid, poi alle Baleari.

Il lavoro nella ristorazione, come cameriere e come bar manager. Il gusto della sperimentazione tra fornelli e alambicchi, nel solco di mamma Lina, siciliana, proveniente da una famiglia di ristoratori.
La scoperta di una vocazione e di un talento, che si sarebbero presto trasformati in passione poi in un’attività: una fabbrica artigianale di liquori distillati. E da quell’esperienza, una crescita che non si sarebbe più fermata. Fino alla creazione di un elisir che quest’anno è stato premiato a Londra come il miglior amaro del mondo.
–Alessandro De Concilio, ci racconta com’è andata?
“In quegli anni ero a Maiorca. In Spagna il gin era di moda. Il consumo era al picco massimo. Io provai ad assortire ingredienti di primissima qualità. Mi resi conto che era possibile trasformare l’alcol in un piacere responsabile, fatto di momenti di convivialità e divertimento. Senza perdere la testa. Puntando al diletto senza cercare lo sballo”.
–Quand’è che lei torna in Italia?
“Nel 2018. Ho cercato di mettere a frutto le esperienze maturate all’estero”.
–La Brianza come terra promessa. Lei ha capito che poteva vincere la sfida di realizzarsi restando nei luoghi dove era nato, tirando fuori artigli e idee.
“In poco tempo ho creato prima un gin, poi un amaro. Entrambi sono stati premiati in due concorsi internazionali. Nel 2019 ho fondato Blackmouth Spirits Srls. Il marchio unisce la carriera professionale dietro al bancone con lo spirito imprenditoriale maturato in ambito commerciale”.

–Poi è arrivato il 2020, l’anno amaro del Covid.
“È stato un biennio difficile, in cui era impossibile viaggiare, prendere contatti, tanto più lanciare un nuovo prodotto. Ma per me è stata anche l’opportunità di sperimentare e affinare i prodotti che avevo in mente. Dapprima con il Blackmouth Dry Gin, poi con Amaro Ilex, abbiamo iniziato a costruire una nostra nicchia di mercato, facendoci conoscere in Brianza e nel Lecchese“.
–Com’è cambiata la situazione una volta terminata l’emergenza sanitaria?
“Il 2023 ci ha restituito la sensazione di una normalità. Con il mercato più fluido, siamo riusciti a espanderci nel Nord Italia e fuori dai confini nazionali. Stiamo ricevendo richieste dall’Inghilterra e dalla Germania, ma anche da Paesi asiatici come Thailandia, Filippine, Cina, Hong Kong, Malaysia. Ma sono stati soprattutto i riconoscimenti internazionali a certificare la qualità dei nostri prodotti”.
–E cioè?
“Ad aprile i World’s best Liqueur Awards hanno premiato a Londra il nostro Amaro Ilex come World’s best digestive, Italy country winner e medaglia d’oro, i massimi riconoscimenti a livello mondiale di settore”.
–Qual è la radice del suo successo?
“Direi la curiosità. Ho visitato una serie di erboristerie e distillerie alla ricerca di erbe e spezie. L’aspetto premiante sono state le materie prime studiate per non far girare la testa. Per prevenire il fenomeno del binge drinking, ossia l’abbuffata di alcolici”.
–L’esagerazione è nemica della convivialità.
“I nostri prodotti sono studiati anche per ambienti come le discoteche e i pub, ma essendo di qualità elevata, e quindi avendo un target dai 24 anni in su, sono incompatibili con lo stile di chi vuole bere molto spendendo poco. Il nostro obiettivo è creare il clima della festa, ma nel solco della tradizione. Che viene rielaborata in chiave moderna”.
–Come si armonizzano tradizione e innovazione?
“La tradizione riguarda liquori e distillati che fanno parte della cultura italiana. Pensiamo a prodotti come la grappa e gli amari secolari. Io ho giocato con le ricette. Le ho rese moderne sia attraverso metodi produttivi tecnologicamente avanzati, sia combinando essenze e aromi con fantasia e creatività”.
–Creatività fino a che punto?
“Senza esagerare. Non mi piacciono le contaminazioni ardite, tipo i liquori al gorgonzola o alla colatura di alici. Non mi piacciono le associazioni border line. Stupire con gli effetti speciali può creare mode a breve termine, ma per durare sul mercato occorrono coerenza, studio, e continue migliorie del prodotto”.
“Quanto costa il suo Amaro?
“Il riferimento è un pubblico colto, e una fascia dai 24anni in su. Usiamo materie prime alte. Una bottiglia costa 28,90 euro. È possibile trovarlo in negozi specializzati. A Sesto San Giovanni, ad esempio, nella Drogheria Egidi. Inoltre è possibile ordinarlo online attraverso l’e-commerce”.
–Qual è il motore della sua ispirazione?
“Mio padre Vincenzo è di origini salernitane. Salerno è la sede della prima scuola medica italiana. La prima a utilizzare erbe aromatiche per elisir medicamentosi. Questa consapevolezza mi ha dato la consapevolezza che fosse possibile creare un prodotto ideale, in armonia con la salute. Di qui la voglia di estrapolare in modo minuzioso le componenti aromatiche più estrose e caratterizzanti della nostra tradizione, da unire in un’unica formula. Ritroviamo così in Amaro Ilex le note citriche degli amari mediterranei, le note amare dei liquori alpini e le note balsamiche di quelli centroeuropei. Ecco il sentore di agrumi e chinotto, le note di radici, erbe e spezie rare, quelle leggere, pepate e mentolate, con amaricatura nobile di china, rabarbaro e quassia amara”.
–Un bel modo di concludere una chiacchierata tra amici o una cena, insomma.
“E noi infatti amiamo definirlo così: il nobile elisir dopo pasto”.
Vincenzo Sardelli
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