«Care lettrici, cari lettori, quello che state leggendo è l’ultimo editoriale che scrivo su La Stampa. Da oggi – d’accordo con l’Editore, cui sono grato per la piena fiducia e la totale libertà che mi ha garantito da quel già lontano 24 aprile 2020 – lascio la direzione di questo giornale. È stato per me un onore e un privilegio, ma anche una sfida continua. In questi tre anni e mezzo, attraversati dalle emergenze che sappiamo, La Stampa è cambiata profondamente, pur restando sempre fedele a se stessa. Di fronte agli stravolgimenti planetari, il nostro e il vostro quotidiano non è mai arretrato di un millimetro nella difesa e nella riaffermazione dei valori che contraddistinguono da sempre la sua storia e la sua identità».
«Nel frattempo, abbiamo fatto i conti con i grandi sconvolgimenti epocali, compresa la crisi energetica e quella climatica – sottolinea ancora -. Abbiamo fatto i conti con il Disordine Globale, compreso il martirio delle donne in Iran, per le quali ci siamo mobilitati raccogliendo più di 300 mila firme, e oggi siamo tristemente felici perché proprio una di quelle ragazze coraggiose, ora in carcere a Teheran per essersi battuta contro il regime khomeinista dopo l’assassinio di Mahsa Amini, è stata premiata col Nobel». «Non abbiamo mai dimenticato il nostro territorio, del quale abbiamo cercato di far sentire forte e chiara la voce – dice ancora -. Quella del Piemonte e quella di Torino. Una Regione e una città colpite più di altre dai morsi della stagnazione economica, e tuttavia capaci di una resilienza formidabile, che diventerebbe poderoso rilancio se solo tutti i soggetti in campo sapessero davvero “fare squadra”, come ha ricordato lunedì scorso il presidente della Repubblica Sergio Mattarella».
«Lascio un giornale magnifico, di donne e di uomini animati da passione e abnegazione, da serietà e sobrietà – conclude -. Sono certo che nelle mani salde e sapienti di Andrea Malaguti, che da oggi assume la direzione, La Stampa resterà e sarà sempre più un punto di riferimento irrinunciabile per la cultura, per l’informazione e per il buon giornalismo di questo Paese».


