
Continua a crescere il numero degli italiani detenuti all’estero, ultima notizia di questi giorni, l’arresto di una coppia di imprenditori, a Zanzibar. Si parla di oltre duemila casi, di cui si hanno, a fatica, pochissime notizie anche se, nei diversi paesi, esistono ambasciate, consolati e consolati onorari. Emerge, fra le altre, dalle pagine dei giornali la storia di Nicola Di Santo, genovese di 35 anni, rinchiuso nei sotterranei del Commissariato Polsek a Kuta, località di Bali. Rinchiuso da sette mesi, dall’undici novembre dello scorso anno. È accusato di essere il mandante di una rapina commessa ai danni di un ex socio. “Mio figlio, nei primi giorni, è stato riempito di botte- ci racconta il padre Marco di Santo- ustionato con la fiamma di un accendino e con la brace di sigarette e ne porta ancora i segni. Alla fine di questo trattamento, la polizia gli ha fatto firmare una “confessione” scritta in indonesiano. Io ho saputo dell’arresto solo dopo quattro giorni, mi ha informato il capo della Cancelleria dell’Ambasciata italiana a Giacarta”.

Attualmente Nicola è sotto processo, difeso da un noto studio di avvocati balinesi che gli sono stati suggeriti dal nostro corpo diplomatico e che hanno preteso non solo il pagamento della parcella in anticipo ma anche il versamento di un miliardo di rupie (oltre sessantamila euro ) garantendo il rilascio del giovane entro i primi giorni di febbraio. Garanzie che si sono rivelate fasulle e il procedimento, tra mille complessità, non ultime le difficoltà della lingua e le infinite feste che interrompono le udienze, va avanti con tempi che si allungano a dismisura.

“Mi sono rivolto all’avvocato Alessandra Ballerini, che è una esperta in casi di questo genere ma, la mia angoscia cresce anche perché io non ho e non ho mai avuto un contatto diretto personale con il nostro ambasciatore a Jakarta, Benedetto Latteri. E aggiungo – dice il padre di Nicola – che né io né l’avvocato Ballerini abbiamo ricevuto risposte esaurienti dalla Farnesina anche se c’è, sul caso, una interrogazione parlamentare e un esposto alla Questura di Roma avanzate dal senatore Gregorio De Falco”. Alessandra Ballerini sa bene quante sono le tortuosità, le omertà, le complicità che si devono mettere in conto in casi come questi e cita, tra le altre, la vicenda di Denis Cavatassi, il ristoratore condannato a morte in Thailandia e poi assolto in Cassazione sull’onda di pressioni diplomatiche, giudiziarie e di stampa.“ Occorre fare più sollecitazioni possibili – dice Ballerini – affinché il Ministero degli Esteri e il nostro Corpo Diplomatico si attivino immediatamente per garantire l’incolumità di Nicola, ad oggi sottoposto a trattamenti inumani degradanti ,mentre si trova privato della libertà personale”.
Lo chiede e lo spera ardentemente anche il padre di Nicola che da sette mesi vive un incubo che, dice, gli ha tolto anni di vita.

Alessandra Rissotto



