Ci stiamo robotizzando con l’aiuto della cancel culture?

Stiamo assistendo a un globale buttar fuori, buttar via  inconsapevole, illusione che ciò che si espelle sfugga alla dissoluzione. In conclusione, assistiamo a un’insensata quanto inconscia guerra alla morte, che sarà un boomerang.

Gli avvenimenti sono subito trasformati in foto, in video, sostituti dei ricordi. Si incarichino gli spettatori di farli rivivere!

Si filma sempre, fino al grottesco, come quello che ritrae i poliziotti che lo stanno fermando, o fino alla tragedia, come i morti per selfie. Si filmano le tragedie, invece di intervenire, in questo mondo di guardoni.

Incapaci di farsi ricordare per le proprie gesta, sta di moda firmare l’antico, ad esempio il Colosseo, ma anche le rocce non più inviolate, anche i muri, cancellando o imbruttendo l’espressione di case e vie.

Fino a inventarsi gli alias, che vivano al posto delle persone, fino alla realtà aumentata, che non è più realtà. Assistiamo alla corsa per far diventare una anonima moltitudine testimone della vita vera, spettatori di persone non più protagoniste di sé. Si va dai finti sentimenti dei social fino al suicidio dell’intelligenza artificiale. Suicidio, perché se intelligenza artificiale nasceva per assomigliare agli umani, ora si corre a far assomigliare ad essa gli umani.

I sempre più numerosi schiavi oltre che delle droghe chimiche di quelle al computer perdono o non acquistano le caratteristiche dell’umanità: il controllo della ragione, l’empatia, la capacità di previsione, la creativa capacità di trovare alternative. Il pensiero binario, che significa non concepire altro che il si e il no, il tu o l’io,  semplifica la mente, scatenando violenze. In assenza della ragione, infatti, qualunque ostacolo si sconfigge distruggendolo, sia una persona, un simbolo, un pensiero. Esattamente come nei videogiochi, educatori di troppe infanzie.

Il pensiero binario dilaga a tutti i  livelli. Facci non va in RAI e la scusa è un’espressione mal interpretata. Chi esprime opinioni è minacciato pesantemente da chi la pensa, o crede di pensarla, diversamente, un gregge violento e imprendibile, nei meandri dei post. Nel ’68 buttavano dalle scale i professori sgraditi, soprattutto quelli che insegnavano. Oggi la censura non dichiarata ma potente sta spaventando chi pensa, la libertà di opinione è di fatto lesa. E con essa lo spirito critico. Quando le identità saranno virtuali, non sarà un problema: ci si potrà ammazzare nell’altra realtà, lasciando qui l’inutile corpo. Del quale ci si accorgerà in pochi istanti: forse nel sesso, certamente nella malattia,  curata, chissà, online.

Illustrazione di Lucrezia Marradi

Federica Mormando

psichiatra psicoterapeuta presidente di eurotalentitalia e human ingenium