La scomparsa del giornalista e scrittore Gianni Clerici ha suscitato dispiacere tra i colleghi. Tanti i messaggi di cordoglio sui social. Tra chi lo ricorda c’è il giornalista Giorgio Maimone che in un post Facebook lo ha definito “Lo Scriba”, l’ultimo della sua generazione. Pubblichiamo integralmente il suo post.
E così anche Gianni Clerici ci ha lasciato. Lo Scriba. Purtroppo per noi non scompare solo lui, ma un’intera generazione di scriba che hanno provveduto a fare dello sport una canzone epica. Prima ci ha lasciato, troppo presto, Gianni Brera, poi è stata la volta di Mario Fossati, Gianni Mura, Alberto Giubilo, Giorgio Tosatti, di tutta una generazione di giornalisti che ci avevano insegnato a sognare gesti atletici meravigliosi, in un’epoca in cui la televisione o il web non arrivavano in tutti gli anfratti più sperduti della tecnica. Geniali cesellatori di parole, ideatori di neologismi, di tic verbali, di trovate indimenticabili come la “palla di lardo” in cui Gianni Mura cercava di strologare il futuro del campionato.

Ora cosa ci resta? Il gesto in sé, senza la poesia. Solo muscolo e addestramento. Chiacchiere e distintivo. Se si toglie al gesto atletico, di qualsiasi sport, la dimensione della fantasia, l’amore della metafora, l’esagerazione, l’immaginifico, se si fa a meno di Rombo di Tuono e dell’Abatino, se non c’è più “il participio passato di correre” con le sue punizioni a foglia morta, ci resta poca roba, un mangi e bevi adatto per qualsiasi palato e per un rapido consumo. Niente più battaglie sotto le mura tra Ettore e Achille, niente più “gesti bianchi”, niente più danza della farfalla o “rumble in the jungle”.

A noi, testimoni di un’era tramontata, resteranno a girare in testa le locuzioni breriane, quando parla di “Einstein Bertini” , quando si rivolge alla Dea Eupalla, o quando conia Bonimba, Puliciclone, il Barone Causio, Accaccone e Accacchino, il Basletta, Penna Bianca, lo Schopenhauer della Bovisa, il Conileone, il Piper, Massinissa Virdis, il Divino Scorfano, il Deltaplano Zenga e quante altre magnifiche invenzioni si vogliano citare. Concentratavi ora su Scriba: pensate quanto mondo c’è dentro a una singola parola.

Lo Scriba te lo immagini chino sui fogli, che verga rigorosamente a mano, con inchiostro e penna d’oca. Un modo per nobilitare e per ironizzare sull’arte di chi scrive per campare. Ora a noi tocca un mondo Senza Scriba, quasi come i Senza Brera cantanti da Sanfilippo.


