Il diritto ad un’informazione libera passa attraverso la garanzia di un equo compenso per i giornalisti – Intervento del giornalista Enzo Iacopino

C’è un giudice a Milano. Forse due, in verità. Domenico Santoro, gip, e Paolo Storari, pm. I due sono convinti che pagare 5 euro e 30 centesimo l’ora i lavoratori (l’inchiesta riguarda la Servizi fiduciari soc.coop. nell’ambito di una indagine più ampia che coinvolge Esselunga) sia “sproporzionato, sotto la soglia di povertà e incapace di garantire il parametro costituzionale di una esistenza dignitosa” (lo riporta Luigi Ferrarella sul Corriere della sera). Così i due magistrati ipotizzano il reato di “caporalato”.
Ricordo le espressioni sconvolte quando lo ipotizzavo con gli allora ministri Paola Severino e Luca Lotti segnalando loro quanto avveniva (e avviene) nel mondo del giornalismo (5 euro e 30 l’ora erano e restano un sogno). Erano gentili, bisogna ammetterlo, ma si leggeva nei loro occhi che mi consideravano un po’ matto. E forse lo ero. O, più verosimilmente, ero un sognatore che si illudeva che il diritto dei cittadini ad avere una informazione libera passasse attraverso la garanzia di un equo compenso per i giornalisti.
I due magistrati avranno voglia di dare un’occhiatina a quanto ancora oggi avviene nel mondo dell’informazione? Se vi va (mi rivolgo ai colleghi) segnalate a Storari ([email protected]) e Santoro ([email protected]) quali sono i vostri compensi.
Metti che…

Enzo Jacopino