Quando l’auto diventa una pericolosa arma bianca – Intervento del giornalista Sperangelo Bandera

L’auto deve essere considerata pericolosa come un’arma carica. Una pistola, un fucile, un mitra vengono usati a sproposito se finiscono in mano a chi è digiuno di armi. Così le macchine diventano strumenti di morte se usate da chi non ha un sufficiente grado di preparazione alla guida. Saper guidare un’automobile non significa aver superato l’esame per la patente. Lo stesso legislatore ne è al corrente, dal momento che vieta l’uso di auto superiori a 90 CV di potenza ai neopatentati per un periodo di tempo che passerà dagli attuali dodici mesi a tre anni.

Questa legge dimostra il pressapochismo del codice stradale. I motori con tale potenza “limitata” permettono di raggiungere velocità di grande pericolosità. Un esempio: se per assurdo si sollevasse un’utilitaria fino all’altezza del dodicesimo piano di un condominio e la si lasciasse cadere, arriverebbe al suolo alla velocità di 50 km/h. Le conseguenze per eventuali occupanti sarebbero devastanti. E si tratta di una velocità consentita nei centri abitati e ampiamente raggiungibile da tutte le macchine. Anche il neopatentato, che viaggia con macchine “piccole”, può fare danni. Per dimostrare l’inadeguatezza della limitazione di potenza per coloro che sono freschi di patente, è bene sapere che a 50 km/h si percorrono 28 metri al secondo e che il tempo di reazione medio per una frenata d’emergenza è di 1 secondo, durante il quale si percorrono 14 metri prima che incominci la frenata.

La velocità è sempre pericolosa e con il movimento si incomincia a correre il rischio di farsi male non appena ci si alza dal letto. Il rimedio non è la potenza limitata, ma l’impegno di insegnare veramente a guidare agli allievi delle scuoleguida, i quali alla fine del corso di apprendimento sono pronti soltanto a superare un esame pratico del tutto inadatto a rivelare il grado di padronanza del veicolo da parte dell’allievo. Non per responsabilità degli istruttori, in quanto essi sono tenuti a rispettare il regolamento “statale”, lacunoso e carente, di cui nessun legislatore sembra accorgersi. Imparare a guidare significa non solo rispettare la segnaletica, ma soprattutto conoscere le reazioni della macchina nelle situazioni d’emergenza e saperle fronteggiare nel modo corretto.

Saper guidare significa saper prevedere le reazioni della macchina in base alla velocità e quindi accorgersi in tempo quando si rischia l’uscita di strada e rallentare. Saper guidare significa inserirsi armoniosamente nel flusso dei veicoli e chiedersi quale potrebbe essere il comportamento di ogni guidatore che entra nella nostra sfera di azione. Sacrosante le disposizioni che stanno per diventare legge, ma, oltre a diffondere nelle scuole la cultura della circolazione stradale, bisognerebbe insegnare a guidare.

Sperangelo Bandera