La legge 150 e quel pasticcio tra Fnsi e Anci – Intervento del giornalista Walter Todaro

La legge 150 compie ventidue anni. Ormai maggiorenne, la norma che regola le attività di informazione e comunicazione nelle pubbliche amministrazioni è sostanzialmente inapplicata. Ed è invecchiata anche male: oggi, dopo lo tsunami tecnologico che ha travolto il giornalismo, quella legge è da buttare. O, meglio, da riscrivere.

E, invece, cosa fa la Fnsi, il sindacato dei giornalisti? Nel giorno del compleanno della legge, tira fuori dal cilindro un “protocollo d’intesa” (l’ennesimo di questi vent’anni) con l’Anci, l’associazione dei Comuni, per ribadire ciò che nella legge è già scritto (e anche in modo stranamente chiaro per un testo normativo italiano) e non viene applicato: negli uffici stampa dei Comuni dovranno essere obbligatoriamente assunti giornalisti iscritti all’Albo dei Giornalisti (elenchi dei pubblicisti o professionisti), inquadrati con il contratto della pubblica amministrazione (come categoria D se laureati o C se non laureati) e il requisito dell’iscrizione nell’albo non è obbligatorio per l’incarico di portavoce degli organi di vertice dell’ente (obbligo che, invece, in una riforma della legge sarebbe opportuno prevedere).

Niente di nuovo insomma. Invece di riscrivere la legge, il sindacato e l’Anci preferiscono ribadire ciò che sapevamo già: il settore degli uffici stampa pubblici è un far west. E lo fanno con un bel “protocollo d’intesa” e una foto al tavolo che in questo Paese meraviglioso non si negano a nessuno.

Walter Todaro