Quarantacinque anni fa – il 9 maggio 1978 – veniva assassinato dalla mafia Peppino Impastato, giornalista e conduttore radiofonico noto per le sue denunce contro le attività di ‘Cosa Nostra’. Aveva solo 29 anni. Nato a Cinisi, in provincia di Palermo, da una famiglia legata a ‘Costa Nostra’, Peppino Impastato dal 1968 in poi partecipò, con il ruolo di dirigente, alle attività delle nuove formazioni comuniste, come Il manifesto e, in particolare, Lotta Continua. Condusse le lotte dei contadini espropriati per la costruzione della terza pista dell’aeroporto di Palermo, nel territorio di Cinisi. Nel 1977 fondò ‘Radio Aut’, emittente libera autofinanziata con cui denunciò i crimini e gli affari dei mafiosi di Cinisi e Terrasini, in primo luogo di Gaetano Badalamenti (chiamato sarcasticamente ‘Tano Seduto’ dal giornalista). Il programma più seguito era ‘Onda pazza a Mafiopoli’, trasmissione satirica in cui Peppino Impastato derideva mafiosi e politici.
Nonostante le minacce e le continue pressioni della comunità locale, nel 1978 si candidò nella lista di Democrazia Proletaria alle elezioni comunali, ma non fece in tempo a sapere l’esito delle votazioni perché venne assassinato a campagna elettorale ancora in corso la notte del 9 maggio, su commissione di Badalamenti, venendo colpito a morte. Si tentò di inscenare un attentato, per distruggerne anche l’immagine, in cui la vittima apparisse come suicida, ponendo una carica di tritolo sotto il suo corpo adagiato sui binari della ferrovia Palermo-Trapani. La lista di Democrazia Proletaria ottenne 260 voti e un seggio. Gli elettori votarono comunque, simbolicamente, per il defunto Peppino Impastato che addirittura risultò il candidato con più preferenze (199) e il suo seggio andò ad Antonino La Fata.
Stampa, forze dell’ordine e magistratura inizialmente sostennero che il giornalista stesse architettando un attentato nel quale lui stesso sarebbe rimasto ucciso. Poi iniziarono a parlare di suicidio dopo la scoperta di una lettera in casa della zia che in realtà non rivelava propositi suicidi. Il delitto, avvenuto in piena notte, passò in un primo momento inosservato, poiché nella stessa giornata, una decina di ore dopo, venne ritrovato il corpo senza vita del presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro, ucciso dalle Brigate Rosse, in via Caetani a Roma. La madre di Peppino, Felicia Bartolotta, che non ha mai accettato la vicinanza di suo marito a Cosa Nostra, ha combattuto tutta la vita per far arrestare i colpevoli della morte del figlio.
Quarantacinque anni fa la mafia uccideva Peppino Impastato. Era il 9 maggio del 1978 e l’attivista siciliano, appena trentenne, veniva ucciso a Cinisi, il paese in provincia di Palermo nel quale aveva fondato Radio Aut, emittente libera e autofinanziata in cui sbeffeggiava e denunciava crimini e attività di Cosa Nostra. Dopo un lunghissimo iter giudiziario, durato decenni, per l’omicidio sono stati condannati il boss Gaetano Badalamenti e il suo vice Vito Palazzolo. La figura di Impastato, riportata alla ribalta dal film I cento passi, è diventata negli ultimi anni uno dei simboli dell’antimafia, dando vita ad associazioni in suo onore, iniziative e lotte per la legalità.


