Giornali e giornalisti, la provocazione di Roberto D’Agostino: “In un mondo con un giornalismo vero e capace Dagospia non esisterebbe”

Se questi sono i presupposti, il futuro del giornalismo sembra essere poco roseo. Segnaliamo tre episodi, avvenuti in questi giorni, che fanno riflettere sulla nostra professione, sui giornalisti e sull’avvenire della carta stampata. Il primo riguarda le dichiarazioni di Roberto D’Agostino, da più di vent’anni re del gossip con il suo sito Dagospia. D’Agostino in un’intervista rilasciata al settimanale ‘Specchio’, inserto del quotidiano La Stampa, ha affermato: «In un mondo con un giornalismo vero e capace Dagospia non esisterebbe». Una dichiarazione che evidenzia la dubbia qualità dell’informazione odierna. Qualità che spesso viene accantonata per fare spazio al clamore a tutti i costi.

Il secondo episodio riguarda un articolo, pubblicato sul quotidiano ‘Il Giornale’, dal titolo ‘Il giornalismo “siculo-miricano’, cannoli e carriera a rotta di collo”. Il pezzo è un continuo screditare un collega, già vicedirettore del Corriere della Sera, direttore del Sole 24 Ore e del Tg1, con frasi improprie e offensive, volte a sminuire la sua figura professionale.

Il terzo caso, molto discusso, riguarda la vignetta satirica pubblicata su Il Fatto Quotidiano che ha visto protagonista la sorella della presidente del Consiglio. La vignetta ha suscitato clamore, dibattiti e polemiche. Qualcuno ha chiesto anche l’intervento dell’Ordine dei Giornalisti. Come il quotidiano online primapaginanews.it che sulla vicenda si è espresso così: «Sulla vignetta schifosa contro la moglie di un ministro si ravvedono gli estremi della diffamazione aggravata, oltre che un giornalismo becero. Altro che satira. La satira è ben altro. Su questa vicenda auspichiamo un intervento deciso dell’Ordine dei Giornalisti affinché si verifichi se la deontologia giornalistica sia stata rispettata. A noi sembra di no». 

Sembrano lontani i gloriosi tempi della «scuola dei grandi maestri». Per ridare la giusta credibilità alla professione è auspicabile il ritorno ad un giornalismo che rispetti le regole deontologiche. E segua, inoltre, i vecchi canoni che per tanti anni hanno dato lustro e autorevolezza al mestiere più bello del mondo.