La Camera dei Deputati ha dato il via libera definitivo alla proposta di legge sull’equo compenso. Il testo, approvato con 213 voti a favore, nessun contrario e 59 astenuti (i deputati del Partito Democratico), impone alle imprese bancarie e assicurative e alle aziende con più di 50 dipendenti, o con un fatturato di oltre 10 milioni, di versare un equo compenso al professionista a cui affidano incarichi. La retribuzione deve essere proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro, oltre che conforme ai parametri ministeriali per la determinazione delle remunerazioni.
“Una norma – ha scritto sui social la premier Giorgia Meloni – che ha l’intento di riconoscere e tutelare la qualità del lavoro svolto dai liberi professionisti nei confronti dei cosiddetti contraenti forti”. “Una legge – ha aggiunto – attesa da anni, che ho voluto riproporre a inizio legislatura e di cui sono orgogliosamente prima firmataria insieme al collega Morrone. Ringrazio tutti i deputati e senatori per questo importante traguardo raggiunto, volto a restituire dignità e giustizia a tanti professionisti a cui, per troppo tempo, sono state imposte condizioni economicamente inique”.
Al Governo e ai tanti parlamentari che sono anche giornalisti professionisti e pubblicisti chiediamo: quando l’equo compenso diventerà realtà anche per la nostra categoria? “Nel settore giornalistico il precariato è dilagante – sottolinea Giuseppe Gallizzi, leader del Movimento Liberi Giornalisti -. Sono tanti i colleghi che vivono questa professione nell’incertezza e senza il giusto riconoscimento economico a causa di contratti inadeguati che non tutelano la categoria”.
Da sempre il Movimento Liberi Giornalisti, gruppo della categoria rappresentato anche all’Ordine e al Sindacato, è impegnato per l’approvazione della legge sull’equo compenso e per garantire dignità ai giornalisti professionisti e pubblicisti.
“Nel contratto di lavoro – aggiunge Gallizzi – devono essere sostenuti e potenziati gli articoli 2 e 12 per i collaboratori e i corrispondenti dei quotidiani. Quasi tutti i giornali, dopo l’era di Giorgio Santerini segretario nazionale Fnsi, non lo applicano più. Anzi, c’è stato un ‘repulisti’ di corrispondenti e collaboratori. E così i giornali nazionali pubblicano, spesso il giorno successivo, notizie riprese dalla stampa locale o dai social network. Un errore grave: i quotidiani vendono solo se sono in grado di seguire le vicende di cronaca e le notizie del territorio. Bene l’approvazione della proposta di legge sull’equo compenso per i professionisti, ma ci permettiamo di chiedere alla collega premier Giorgia Meloni (giornalista professionista da oltre 15 anni) di non trascurare la nostra categoria, da troppo tempo dimenticata e maltrattata”.


