L’Università di Genova ha conferito a Ivano Fossati la laurea magistrale Honoris Causa in Letterature Moderne e Spettacolo. Fossati in cinquant’anni di carriera musicale ha sviluppato la propria ricerca in veste di interprete, autore di testi e di musica, anche per film, collaborando con nomi come Fabrizio De André e Mina. Il cantautore ha detto addio alle scene nel 2012. La cerimonia si è aperta con i saluti istituzionali del rettore Federico Delfino.

La motivazione e la ‘laudatio’
La proposta del riconoscimento per Fossati è arrivata dal Dipartimento di Italianistica, Romanistica, Antichistica, Arti e Spettacolo (DIRAAS) dove l’artista per anni ha frequentato i percorsi di studio. Tra questi il laboratorio “Linguaggi, figure professionali e meccanismi produttivi della canzone”. La motivazione, letta dal direttore del Dipartimento Duccio Tangiorgi, recita: “Intellettuale in costante ricerca. Un artista che rappresenta una componente significativa della vita culturale di Genova che ha sempre inteso la musica come impegno civile in relativa autonomia rispetto al circo mediatico e commerciale dello spettacolo. Apprezzandone l’onestà intellettuale nell’affrontare il più congeniale ambito del rock, quello classico-accademico e la musicologia storica”. E’ seguita la “laudatio” da parte di Raffaele Mellace, preside della scuola di Scienze Umanistiche dell’Università di Genova, che ha scelto di creare un acrostico con le lettere che formano il cognome di Fossati.
- F come flatus: “artigiano strumentista dove la ricerca è il contrario
dell’improvvisazione, non in astratto, ma presente nei luoghi dove la gente fa musica”; - O come orchestra: “per lui fondamentale, essendo polistrumentista egli stesso”;
- S come scrittore: “i suoi testi efficaci coniugano la musica della parola con quella dei
suoni”; - S come sottovoce: “un timbro quieto con impennate armoniche, un autore che
ringrazia il suo pubblico per l’attenzione, riconoscendone la pazienza e rivolgendosi al
singolo ascoltatore”; - A come altri registri musicali;
- T come teatro: ha indossato più maschere, sulle copertine dei dischi, e nei filmati per
la tv, ma sempre secondo il tempo e la calma di una lenta costruzione”; - I come idee: le idee, se coltivate con amore e pazienza, di solito si consolidano. La
ricerca di silenzio e serenità controcorrente anche ai margini della scena gli ha fatto
sostenere che ‘le canzoni si scrivono con gli occhi prima ancora che con la musica’.
La ‘lectio magistralis’
Memorabile Fossati nel 1972, in una delle prime uscite alla ribalta del grande pubblico, al 22° Festival di Sanremo, vestito da santone, maestro di cerimonie di un’orchestra di voci
pop chiamata Delirium, a cantare “Jesahel”, una canzone di rottura che registrò un
enorme quanto inatteso successo. La sua “lectio magistralis”, intitolata “Ispirazione, pensiero e sintesi nella musica discografica”, suona proprio come il testo di una canzone. E in alcuni stralci il cantautore ne svela in parte il segreto. “E’ musica discografica. Ma la canzone è solo una di queste cose. L’ispirazione non ha limiti ed è il territorio in cui uno sperimenta il possibile e l’impossibile. Arrivare dal Conservatorio era addirittura un handicap quando nacquero le ‘canzonette’, ma furono proprio esse che, canticchiate con le parole sbagliate nella vasca da bagno, favorirono la nascita delle case discografiche, e del patto col diavolo fra queste e gli autori. Il pensiero invece sveglia l’ispirazione, che poi si mette in moto fra luci e campanellini come un flipper. La sintesi è lo strumento per emozionare: i minuti sul disco erano scesi a due e mezzo, massimo tre. Se il verso è fulmineo, organico e simmetrico è efficace“.


