C’era una volta la deontologia giornalistica. Lettera aperta del senatore Mantovani al Corriere della Sera

Riprendiamo la lettera aperta pubblicata su Facebook da Mario Mantovani, già senatore della Repubblica Italiana e vicepresidente della Regione Lombardia con delega alla Sanità, indirizzata al direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana. Una riflessione per tutti i colleghi nel segno e nella direzione del rispetto della deontologia professionale.

LETTERA AL CORRIERE

Egregio Direttore,
circola diffusamente sui social un articolo di Stefania Chiale, nel quale la giornalista propone, già nel titolo, l’eventualità (data per scontata) che io “torni a controllare la sanità lombarda”. Questo titolo, se pure avrebbe avuto un riscontro nel periodo in cui sono stato vicepresidente della Regione Lombardia e Assessore alla Salute, perché ‘controllare’ faceva parte dei miei compiti, mi attribuisce oggi un potere d’influenza che non ho e che non ho richiesto.
Solo il lasciar intendere che io possa, in qualche modo, essere artefice di ‘suggerimenti influenti’ offende me, la mia dignità e l’onestà intellettuale delle persone di cui si fa cenno.
Oltretutto l’infelice espressione “un’aula controllata dall’alto”, mette in discussione l’intelligenza e la moralità del nuovo Consiglio Regionale. Tanto più inverosimile è l’idea che il Consiglio si lasci ‘controllare’ da qualcuno! Pertanto, non soffrendo io di vanagloria, l’idea mi amareggia e mi sconvolge il fatto che qualche giornalista possa averla anche solo pensata.
La giornalista Chiale non manca di evidenziare, oltretutto, la vicenda giudiziaria che, è vero, mi ha “travolto”. Ha travolto e sconvolto me, la mia vita, la mia famiglia, le persone che mi vogliono bene; ha travolto le mie attività professionali, il mio impegno in politica nel settore più delicato della nostra Regione: la Sanità.
Non ha sconvolto, invece, i miei numerosi amici ed elettori, i quali, più di prima, oggi mi sostengono e mi incoraggiano a resistere.
Mi sarei aspettato che la giornalista almeno precisasse che dalle vicende giudiziarie che mi hanno ‘travolto’, sono uscito, dopo quasi otto anni di angoscioso iter giudiziario, completamente scagionato perché ‘i fatti non sussistono’.
Si sa che le assoluzioni non fanno presa sul pubblico dei lettori quanto le accuse e le condanne, specialmente se l’imputato (benché innocente) è il politico più votato in Lombardia, già parlamentare europeo, senatore e sottosegretario, nonché più volte sindaco del suo comune (eletto con il 70% dei consensi).
Tanto più è in vista il ‘personaggio’, più accattivante è il titolo che lo mostra ‘travolto da vicende giudiziarie’. Come potrei infatti dimenticare le ‘paginate’ del Corriere sul processo che mi ha visto sul banco degli imputati in una delirante vicenda di malagiustizia, di cui ero inconsapevole e impotente vittima? Mentre alla mia assoluzione sono state dedicate soltanto poche righe.
Non posso modificare un ‘andazzo giornalistico’ che è diventato prassi acquisita in Italia, sempre meno rispettoso del principio di presunzione d’innocenza sino al terzo grado di giudizio, sancito dalla nostra Costituzione. Sarebbe stato il caso che il suo giornale, alla mia assoluzione con formula piena (visto che la Procura Generale di Milano, davanti all’evidente inconsistenza delle accuse, ha rinunciato persino al ricorso in Cassazione), per onestà intellettuale si sentisse in dovere di procedere ad una chiara e gratificante rettifica. Avrebbe almeno espresso, senza più ombre, la limpidezza della mia innocenza e la gravità dell’ingiustizia subita.
Spero che i giornali i quali, con tanto zelo, contribuiscono ad infangare l’onorabilità di malcapitati che, come nel mio caso, si trovano ad essere perseguitati da certa cattiva giustizia, sentano poi il dovere di fare uno sforzo per restituire loro l’onore.
Lo spero innanzitutto per il buon nome della categoria dei giornalisti, fra i quali purtroppo si annidano tanti mediocri, e per la credibilità della stampa che bene farebbe a considerarsi, in ogni caso, al servizio del popolo e in difesa sempre della verità.
Distinti saluti.
Sen. Mario Mantovani.