Tre anni fa ci lasciava Rino Felappi maestro di giornalismo e di vita. Il dolce ricordo del figlio Davide

Giuseppe Gallizzi e Rino Felappi nella redazione di Sesto San Giovanni

Esattamente tre anni fa ci lasciava Rino Felappi, portato via dal maledetto Covid. Quest’anno, a novembre, avrebbe compiuto cento anni, un secolo di vita. Un uomo in piena efficienza e vederlo guidare era un piacere. Ancora pieno di vita e di interessi quasi tutte le sere passava nel mio ufficio di Sesto per parlare con me e mio fratello di svariati argomenti. Era ancora un maestro di giornalismo, come l’ho sempre considerato, e di vita oltre che amico fraterno fin dai primi anni ’60. Un personaggio di spicco nel mondo del giornalismo e della cultura che amava Sesto dove ha fondato diversi giornali (e solo per questo il Comune sestese dovrebbe ricordarlo).

Ci voleva questa maledetta pandemia a portarcelo via ma Rino rimane nei nostri cuori e mi piace pubblicare il dolce ricordo che il suo amato figlio Davide scrive su Face Book

Giuseppe Gallizzi

Caro papà, tra poco saranno tre anni da quando Francesca mi ha chiamato per darmi la notizia che ormai aspettavo, che lei non avrebbe mai voluto passarmi, che io non avrei mai voluto sentire…

Ti penso ogni giorno, nelle più svariate guise (per fortuna i quasi 50 anni della mia vita di cui sei stato attore protagonista mi donano un caleidoscopio di immagini alle quali mai mi stancherò di attingere) ma in questa ricorrenza è il modo in cui ti hanno strappato a noi ad ingombrare il mio cuore, e sarà sempre così, il 22 Marzo – il nostro “giorno della memoria”.

Il tempo passa ed è vero che l’angoscia di quei giorni interminabili ne viene un po’ annebbiata, la tristezza del come però rimane…

Rino Felappi nella nostra redazione di Sesto San Giovanni

(…è da quei momenti, all’immagine creata dalla mia mente di te, morente, su un letto d’ospedale, con la maschera d’ossigeno per evitare che soffocassi, che a volte io faccio fatica ad addormentarmi, mi manca il respiro dopo aver spento la luce…)

Davide E Rino Felappi

Di quei dieci giorni, dai primi sintomi dell’infezione alla tua sepoltura con solo Francesca a portarti il giusto rispetto (da lontano, perche’ illegale fare “assembramenti”, anche all’aperto…), mi rimangono questi pensieri e l’idea che tu sia stato privato, nell’assenza di noi tutti al tuo capezzale, nella mancanza di un funerale degno di ciò che avevi realizzato in vita, dell’apoteosi che io mi aspettavo per te, mio relativamente inconscio idolo…

Cerco a quel punto di trovare un po’ di conforto nel sapere che tu abbia sofferto in fondo poco, giacché il tuo passaggio è arrivato velocemente, come in un attimo deflagra la fiamma di una stella del tuo calibro – piuttosto che spegnerti lentamente….

Questa sera accenderemo una candela per te – se avete letto fin qui, condividete con noi una preghiera per papa’.

Domani sarà un altro giorno, e tornerà ad illuminare i miei sogni il tuo splendido saggio sorriso…