Se n’è andato sabato scorso. Anzi, come recita il comunicato del Club Santa Chiara, “ha bussato alla porta della Casa del Padre”. Marco Palmisano, ex manager Mediaset, ha lasciato questa terra alla soglia dei 65 anni, dopo una vita spesa tra fede, politica e comunicazione. Manager di successo – tra i fondatori della concessionaria Publitalia ’80, per anni al fianco dell’allora amministratore delegato Marcello Dell’Utri – Palmisano non era, a
rigore, un giornalista. Nel senso che non era iscritto all’Ordine, sebbene i suoi interventi facessero spesso la loro comparsa su testate prestigiose, spaziando dalla religione alla politica, ai problemi dell’informazione e della società dell’immagine. Eppure pochi come lui avevano il senso della notizia, a cominciare dalla Notizia con la maiuscola, quel Vangelo (letteralmente “la buona notizia”) che ispirava e informava tutte le molteplici iniziative che negli anni ha portato avanti.
Essere un brillante uomo d’impresa però non gli bastava. Non gli era mai bastato. Vicino a don Luigi Giussani fin da ragazzo in Comunione e Liberazione e poi segretario e portavoce del Movimento Popolare dalla sua costituzione nel 1978, Palmisano aveva saggiato l’importanza dell’impegno diretto dei cattolici nella cosa pubblica, accompagnando l’ascesa di Roberto Formigoni. Da portavoce, in particolare, aveva maturato il gusto e la capacità di comunicare, e capito l’importanza dell’informazione nella società attuale. Per quello, all’impegno professionale, aveva sempre affiancato quello – duplice – nella comunicazione tout court, e dell’esperienza della fede in particolare. Il Club Santa Chiara – una associazione che riuniva giornalisti, comunicatori e persone legate a vario titolo al mondo del giornalismo e della tv – era nato esattamente con questo scopo, al di fuori delle logiche di appartenenza (anche quelle, pure presenti, nel polifonico mondo cattolico) e di sindacato. Una voce libera, capace di dare approdo a riflessioni altrimenti costrette alla coscienza individuale per chi – come noi – trattando per mestiere le vite degli altri deve, ogni giorno, decidere cosa è bene e cosa è male raccontare o tacere. Il Premio Santa Chiara, appuntamento fisso di ogni anno, voleva essere testimonianza di questo: che è possibile essere buoni cristiani in questo mondo, pur avendo successo e facendo carriera, anzi che un lavoro ben fatto è esso stesso preghiera. Due i punti di riferimento di Marco, che alternava un carattere forte e talvolta spigoloso al saper illuminare la vita di ogni giorno con squarci di Scritturecapaci di dare un senso a quel che un senso pareva non averlo: il suo “Gius” e San Josemarìa Escrivà, fondatore dell’Opus Dei.
Palmisano, la cui fede e il cui operato erano passati al vaglio di una terribile malattia che lo obbligò a lasciare il lavoro e che infine lo ha fisicamente piegato, amava stupire chi interveniva agli eventi del Club Santa Chiara, offrendo loro spaccati di vita di personaggi che pochi avrebbero pensato vicini alla fede. Da Gerry Scotti a Carlo Conti, da Mike Bongiorno a Claudio Cecchetto. Fino a Ennio Doris, protagonista di una serata-evento nel 2018 al Teatro San Babila di Milano in cui mise a nudo la sua vita di banchiere e di cristiano. “C’è anche domani”, usava dire il fondatore di Banca
Mediolanum, per intendere che non esiste dolore o sconfitta dalla quale non ci si
possa rialzare. Parole di conforto per i tanti amici di Marco Palmisano, attoniti per la
sua prematura dipartita, ma consapevoli del fatto che ci sia ancora un Domani in cui
credere e sperare. Le esequie di Marco Palmisano si terranno domani, martedì 10 maggio, alle 14,45 presso la Chiesa di Santa Maria Rossa in via Berra 11, a Milano.

di Alan Patarga


