Il 9 febbraio 1867 nasceva a Torino il quotidiano La Stampa

Il 9 febbraio 1867156 anni fa – nasceva a Torino il quotidiano La Stampa. All’epoca si chiamava Gazzetta Piemontese e fu fondata dal giornalista e scrittore Vittorio Bersezio e dal politico Casimiro Favale. Il motto del giornale era “Frangar non flectar” (“Mi spezzerò non mi piegherò”) e costava cinque centesimi di lire. Nei primi anni di via il quotidiano veniva stampato nella tipografia di Favale, situata in via Dora Grossa a Torino, e la tiratura era di 7-8mila copie, con due edizioni giornaliere: mattutina e pomeridiana.

La Stampa Gazzetta Piemontese

Nel 1894, sotto la gestione Luigi Roux e Alfredo Frassati, il nome della testata cambiò in La Stampa Gazzetta Piemontese. La sede fu spostata in piazza Solferino. In pochi anni la tiratura salì a 50mila copie. All’inizio del Novecento al giornale iniziarono a collaborare brillanti intellettuali come Luigi Einaudi, Francesco Saverio Nitti e Gaetano Mosca. Al contempo nacquero il supplemento sportivo illustrato La Stampa Sportiva e una rivista dedicata al mondo femminile, La Donna. Nel 1908 sparì definitivamente il sottotitolo Gazzetta Piemontese e rimase solo in evidenza La Stampa. La tiratura raggiunse le 100mila copie nel 1910 facendo della Stampa il primo quotidiano di Torino davanti alla Gazzetta del Popolo.

Gianni Agnelli

L’arrivo degli Agnelli

Nel 1920 il gruppo finanziario-industriale Agnelli-Gualino acquistò la quota di Pollone insieme al diritto di prelazione sulle quote di Frassati. Dopo l’assassinio di Giacomo Matteotti, il quotidiano si schierò su posizioni anti-mussoliniane e per un breve periodo il regime ne sospese la pubblicazione. Quando tornò in edicola, La Stampa, che nel frattempo si era attestata ad una tiratura di 176mila copie, fu acquistata dalla famiglia Agnelli, proprietaria della Fiat. Il nuovo direttore, Andrea Torre, allineò il giornale sulle direttive del regime fascista. Nel 1930 uscì il primo numero di La Stampa della Sera, edizione pomeridiana e del lunedì del quotidiano. Nel 1943 La Stampa era il secondo quotidiano italiano con 550mila copie di tiratura media. Una posizione che mantenne fino al 1986. Tra il 1948 e il 1968 a La Stampa emerse la figura carismatica del direttore Giulio De Benedetti che inventò un giornale mosaico: oltre alle notizie fornite dalla redazione, prese ‘in affitto’ i corrispondenti esteri dei quotidiani romani e scelse anche articoli singoli già pubblicati da inserire nella sua Terza pagina. Inoltre introdusse la fortunata rubrica di dialogo con i lettori ‘Specchio dei tempi’ che esiste tuttora. Nel 1986 La Stampa fu superata nelle vendite da La Repubblica, fondata nel 1976 da Eugenio Scalfari, scendendo al terzo posto tra i quotidiani d’informazione. Gianni Agnelli, successore di Valletta alla Fiat, volle un giornale che oltrepassasse i confini del Nord-ovest per diventare finalmente una testata nazionale. Per sprovincializzare La Stampa l’allora direttore Alberto Ronchey puntò sugli esteri e sulle notizie di economia. Con collaboratori come Carlo Casalegno, Alessandro Galante Garrone, Luigi Firpo e Norberto Bobbio il quotidiano riuscì a consolidare la sua presenza sul piano nazionale. Senza trascurare la cronaca: Ronchey, infatti, raggiunse la punta massima di vendite pubblicando in prima pagina la vicenda di una bambina rapita e uccisa ad Alba. Alla cultura il direttore chiamò come consulente lo scrittore Guido Piovene. Poco dopo vennero Giovanni Arpino e Guido Ceronetti.

Paolo Mieli

La direzione Paolo Mieli

Con Paolo Mieli, direttore della Stampa dal 1990 al 1992, iniziò un ricambio generazionale. Mieli diede maggiore attenzione alla televisione e nominò brillanti collaboratori come Norberto Bobbio e Alessandro Galante Garrone. Come vice direttore scelse il piemontese Ezio Mauro. Durante la Guerra del Golfo (1990-1991), mentre i due maggiori quotidiani italiani (Corriere della Sera e Repubblica) facevano a gara su chi pubblicava più pagine (piene di notizie, resoconti, interviste, ecc.) La Stampa inventò la formula del “diario”: quello militare di Mario Ciriello, quello italiano molto pacifista di Lietta Tornabuoni, quello arabo di Igor Man, quello tv di Oreste Del Buono e quello americano di Furio Colombo. La formula riscosse successo tra i lettori e fece aumentare la credibilità del giornale. Mieli innovò anche le pagine di politica interna: il “retroscena”, cioè la spiegazione di quello che i politici fanno e pensano dietro la facciata delle loro parole, diventa una testatina di pagina. Il direttore, inoltre, decise di portare a sette le uscite del quotidiano. Fino ad allora, infatti, La Stampa usciva dal martedì alla domenica, mentre lunedì faceva spazio a Stampa Sera. L’ultimo numero di Stampa Sera, dopo 62 anni di vita, uscì il 18 aprile 1992.

Ezio Mauro

La direzione Ezio Mauro e la nascita dell’edizione web della Stampa

Con il direttore Ezio Mauro (1992-1996) debuttò il settimanale Specchio della Stampa. Nel 1999, sotto la direzione di Marcello Sorgi, nacque l’edizione web del quotidiano. Nei primi anni Duemila venne inaugurata una politica di abbinamenti con varie testate locali, diffuse in tutta la penisola.

Giulio Anselmi

La direzione Giulio Anselmi

Nel 2006 il direttore Giulio Anselmi portò a compimento una storica riduzione del formato del giornale, approdando al formato berlinese, a sei colonne.

John Elkann

Il Gruppo Gedi

Nel 2016 viene costituita la Gedi News Network, presieduta da John Elkann, che acquisiste la precedente società Italiana Editrice Spa, per la pubblicazione dei quotidiani del gruppo, tra cui La Stampa. Dal 12 maggio 2018 il quotidiano esce in una nuova veste grafica. L’elemento più evidente è il cambiamento del tipo di carattere: il nuovo font è il Charter. Le dimensioni del testo sono leggermente più grandi. Inoltre la sezione “Cultura, società e spettacoli” è stata riunita sotto la testata “Tempi moderni”, riconoscibile dall’uso del colore rosa nelle pagine. Il cambiamento è stato deciso dal nuovo editore. Nello stesso periodo il sito lastampa.it introduce la sezione “Top News”, che comprende editoriali, articoli ed inchieste leggibili solo su abbonamento.