Lo speciale che l’Associazione Kiwanis dedica, anche quest’anno, al Giorno della Memoria si intitola “Giusti in divisa” perché rievoca una pagina di storia, poco conosciuta, che ha per protagonisti i militari italiani della Quarta Armata.
A loro fu comandato, nel novembre del 1942, di completare l’occupazione, cominciata nel 1940, delle regioni meridionali francesi a eccezione delle città di Lione e Marsiglia sotto il comando tedesco.
In quella fase, l’alleanza tra Italia e Germania era ferrea, pertanto suscita grande ammirazione quello che accadde nella zona sotto il controllo italiano: lì non ci furono violenze e persecuzioni nei confronti degli ebrei perché le autorità italiane si limitarono ad assegnar loro delle residenze “obbligate” in villaggi francesi con il solo obbligo di presentarsi alla sera per firmare un registro delle presenze.
La notizia di questo comportamento umano si diffuse rapidamente in tutta Europa e in molti cercarono di raggiungere con ogni mezzo la zona occupata dagli italiani.
Il solo villaggio di Saint Martin Vésubie , sulle alture di Nizza ospitò dai mille ai milleduecento ebrei che lì vissero, come dice il titolo del bellissimo film del regista André Waksman, il tempo di una tregua. Erano liberi di frequentare la scuola, di osservare i precetti religiosi, di ballare e cantare alla sera sui prati di Saint Martin. In quei villaggi ci furono anche matrimoni misti tra ebrei e francesi e alcune nascite. I perseguitati in tutta Europa lì si sentivano protetti dai militari italiani e anche dagli abitanti dei villaggi che li avevano accolti senza nessun pregiudizio.

Per tutti loro fu un colpo terribile l’armistizio dell’otto settembre ‘43. Nel caos che si creò tra militari, tra civili, tra ebrei rifugiati, ci fu un giovane ufficiale Federico Strobino che comprese subito i pericoli che incombevano sui suoi uomini e sugli ebrei. Strobino si prodigò per convincere tutti a fuggire, risalendo le Alpi, nella speranza di trovare la salvezza in Italia.
Da Saint Martin partirono in ottocento vecchi, malati, bambini, donne, li scortavano i militari di Strobino, percorsero ripidi sentieri già innevati con scarpette, vestiti leggeri: una marcia infernale che, ogni anno, viene commemorata dai pochissimi superstiti, dai loro figli e nipoti che arrivano da tutto il mondo e che si inerpicano per quegli stessi sentieri.
Purtroppo quegli sventurati e neppure i militari sapevano che le truppe tedesche erano già saldamente posizionate nel fondovalle del versante italiano delle Alpi.
Molti vennero catturati e messi sui treni per i campi di sterminio, altri furono nascosti da gente coraggiosa che vinse la paura di tremende rappresaglie, un gruppo consistente di militari raggiunse le formazioni della resistenza che agivano nelle valli del Cuneese.
Nelle stesse ore di quella drammatica fuga, nella piccola guarnigione di Nizza, il capitano Carlo Breviglieri e il sottotenente Salvatore Bono dovettero scegliere se arrendersi con i compagni ai tedeschi e consegnare le armi o resistere senza speranze. Presero questa decisione, Breviglieri fu subito colpito a morte, Bono riuscì ad avere la meglio su alcuni soldati tedeschi fino a quando gli scoppiò in faccia una granata che gli provocò ferite gravissime.
Alla fine della guerra fu decorato con la Medaglia al Valor Militare. A Nizza una lapide lo ricorda e ricorda quello che è considerato il primo atto di resistenza sul suolo francese.
Nello speciale Kiwanis, curato da Emmanuele Saccà chair per il Giorno della Memoria, sono racchiuse testimonianze di storici, esponenti religiosi, e, tratte dal film “Le temp d’un repit“, le voci di chi visse quella straordinaria esperienza.
Molti vennero catturati e messi sui treni per i campi di sterminio, altri furono nascosti da gente coraggiosa che vinse la paura di tremende rappresaglie , un gruppo consistente di militari raggiunse le formazioni della resistenza che agivano nelle valli del Cuneese.
Lo speciale si può vedere dal 27 gennaio collegandosi al link https://youtu.be/OyarV-D3vW8
Alessandra Rissotto



