A due passi da corso Sempione, via Castelvetro, a Milano, conserva i palazzi di un tempo che fu. Grandi cortili interni, molte scale. “Figurati che questo condominio comprende 5 numeri civici, 10 scale, duecento appartamenti, trecentosettanta persone, dieci esercizi commerciali, insomma una mega redazione”.
Ed è quest’ultima osservazione a rivelare la passione del mio interlocutore: Paolo Giarrusso, 65 anni, giornalista, iscritto all’Albo da quarant’anni, ora custode, stimatissimo, di questo condominio.

– Cosa è accaduto ?
“Lavoravo per Novaradio e per Telenova ho fatto le radiocronache, le telecronache sportive, i telegiornali, insomma ho ricoperto un po’ tutti i ruoli come si usa ma, nel 2012,la crisi che ha colpito l’editoria, si è fatta sentire pesantemente anche Telenova e io ho anticipato i tempi, ho preso un piccolo incentivo e ho lasciato”.
– E come hai campato dopo ?
“Eh molto male anche perché le collaborazioni su cui contavo, si sono ridotte talmente tanto che, a un certo punto, mettevo insieme cinque, seicento euro al mese. Troppo poche per me e per il mio figliolo”.
– Qualcuno ti ha aiutato?
“Sì , non mi vergogno a dire che sono stato sostenuto dalla Caritas, c’era uno sportello vicino al carcere di San Vittore che mi ha aiutato a versare tre mesi di affitto anticipati per un piccolo appartamento qui vicino e poi mi hanno dato una mano anche amici inaspettati”.
– Quando c’è stata la svolta?

“Era fine anno del 2014, avevo accompagnato mio figlio all’oratorio in fondo a questa via , mi hanno chiamato per un colloquio, nel giro di pochi minuti, in questo palazzo e, per farla breve, all’unanimità sono stato assunto. Sono passati sette anni e ancora ringrazio Dio per avermi concesso questa possibilità”.
– Beh per un giornalista questo è un microcosmo assai interessante.
“Non c’è dubbio, il condominio è uno spaccato della società, c’è chi se ne frega, quello che aiuta non richiesto, quello che si intriga dei fatti degli altri anche di gente che non vedrà mai, e questo mi piace molto e mi offre tanti spunti”.

– E tuo figlio?
“Ora fa la quarta scientifico, è interessato alle questioni dell’ambiente ma si vedrà. Quello che conta è che è orgoglioso di me, al suo allenatore ha detto: vedi mister, mio padre ha saputo far girare la ruota, e ha migliorato di molto la nostra situazione”.
– In tutto questo, la passione per il giornalismo che fine ha fatto ?
“C’è sempre. Avevo aperto con un amico, poco affidabile, un canale su youtube in cui intervistavo milanesi che hanno fatto grande la città, avventura che è finita, per motivi indipendenti da me, dopo circa un anno, quando già stava decollando”.
– Ti sei arreso ?
“No, su suggerimento di Giangiacomo Schiavi del Corriere ho capovolto la prospettiva: da custode-giornalista a giornalista che fa anche il custode. Ho ripreso a fare interviste per un canale youtube che si chiama “Milanesi in portineria”, un progetto da perfezionare e che spero, prima o poi si riveli anche economicamente positivo”.
L’intervista volge forzatamente al termine anche perché il collega deve districarsi tra chi vuol sapere quando l’acqua torna nel palazzo, chi lascia pacchi, chi chiede aiuto per incollare un cinque euro rotto. E Giarrusso dà retta a tutti con signorilità e con un pizzico di ironia: “ io glielo ho detto che in consegna non vuol dire consegnato ma tant’è ….”.
Alessandra Rissotto



