Saracinesca giù. Per sempre. Ha chiuso i battenti a fine dicembre la pasticceria ‘Vecchia Milano’ di via Reina, all’angolo con via Ongaro. Il locale era aperto da mezzo secolo. “Ho compiuto 83 anni, è arrivato il momento di andare in pensione dopo quasi 70 anni di lavoro. E poi non c’è nessuno che voglia proseguire l’attività”, spiega lo storico titolare Orazio Parisi. Nato a Messina, Parisi è arrivato a Milano negli anni Cinquanta. A 15 anni ha trovato lavoro come fattorino da Motta. A 21 era già dirigente. Quindi, nel 1971, ha aperto la sua attività.

Serietà, competenza e prodotti di alta qualità hanno garantito il successo per cinque decenni a ‘Vecchia Milano’, punto di riferimento del quartiere. La pasticceria è stata tra le prime in città a proporre il panettone, pezzo forte della casa, tutto l’anno e non solo nel periodo natalizio. Là dove venivano sfornati e venduti dolci prelibati, ora compare la scritta ‘chiuso per cessata attività’ che copre l’insegna. “I miei clienti piangono con me – ha detto al Corriere della Sera Orazio Parisi -. Io ho preferito non comunicare la notizia e andare via così come sono arrivato: in punta di piedi”.

Tra chi ha manifestato dispiacere per la chiusura di ‘Vecchia Milano’ c’è Paolo Guido Bassi, giornalista professionista iscritto all’Odg Lombardia e consigliere del Municipio 4 che sui social ha scritto: “Che colpo al cuore! Sì, è vero, si tratta solo di un negozio che chiude. Capita e pure sovente a Milano. Ma dietro a certe insegne c’è una, dieci, mille storie. Qui, ad esempio, molti ricordi di bambino. Di panettoni natalizi, di cabaret di pastine alla domenica, di merende dopo aver giocato ai giardini. Seduto ai tavolini esterni (che venivano allestiti solo nella bella stagione) sono stato “iniziato” da mio papà al rito meneghino dell’aperitivo. Il mio “long drink” (negli anni ’80 si chiamavano così) era ovviamente analcolico, ma “secco” al punto giusto da farmi apprezzare qualche lustro più tardi anche i drink appannaggio dei “grandi”. La Vecchia Milano è sempre stato un porto sicuro. Il signor Orazio seduto a un piccolo tavolino sulla sinistra del locale, il suo custode. L’ho visto invecchiare sempre uguale a se stesso.

Unico segno dello scorrere del tempo: la macchina da scrivere usata per gestire gli ordini, che negli anni si è fatta laptop. Mi piace dare corpo ai ricordi, tanto che ancora di recente pur non frequentando il locale assiduamente, non mancavo di berci di tanto in tanto almeno un caffè accompagnato da un cannoncino o da un bignè alla crema. La vetrinetta con i toast già pronti, le briosce e i salatini. E poi il personale dietro al bancone in giacca bianca. Parafrasando Guccini, mi dava “un piacere assurdo la loro antica cortesia”. Tutto uguale ai miei ricordi di bimbo, come quando si fa visita alla casa dei nonni. Ignoro quale possa essere il futuro di questo posto. Tutto scorre, anche se – confesso – non mi dispiacerebbe vederlo nuovamente aperto con una nuova gestione. Magari da qualche giovane che sappia preservarne lo stile retrò, che sa tanto di casa, che sa tanto di questo quartiere“. Milano perde un altro pezzo di storia.


