Caso Corriere, Saviano, Sargentini: acque agitate in via Solferino. Convocata per oggi l’assemblea di redazione dei giornalisti

Oggi, martedì 26 aprile, alle 14.45 nella sede di via Solferino è stata convocata l’assemblea di redazione dei giornalisti del Corriere della Sera – che si annuncia infuocata – per discutere della vicenda che vede protagonista la collega Monica Ricci Sargentini, sospesa, su decisione di direzione e azienda, per tre giorni (lavoro e stipendio). Il motivo? L’avere approvato un’iniziativa di protesta contro il giornale, in difesa della legge Merlin che regola la prostituzione. L’allegato Sette del Corriere nei giorni scorsi aveva infatti pubblicato un’opinione di Roberto Saviano in favore del riconoscimento e della regolamentazione del «sex work». Il pensiero era stato contestato da alcune associazioni femministe con l’invio di centinaia di mail di protesta indirizzate al quotidiano. Oltre al Cdr del Corriere, nelle scorse ore anche l’Associazione Stampa Romana si era schierata con la collega.

E finalmente, dopo la segnalazione di www.lavocedeigiornalisti.com, anche l’Associazione lombarda dei giornalisti è intervenuta sulla vicenda.

«Avere un’idea diversa rispetto a quanto il proprio giornale sostiene – ed esprimerla senza autorizzazione preventiva di chicchessia – non è un motivo di contestazione disciplinare – ha scritto sul proprio sito il sindacato – . Così come non lo è il testimoniare la propria diversità di pensiero attraverso i nuovi sistemi di «protesta digitale», fintantoché non si sconfina nel reato digitale. In queste ore al centro dell’attenzione è il caso di Monica Ricci Sargentini, collega del Corriere della Sera, che è stata raggiunta da un provvedimento disciplinare comminato dall’azienda, perché accusata di aver partecipato a un mailbombing di protesta che ha colpito il giornale di via Solferino, dopo un articolo sul settimanale Sette in cui Roberto Saviano sosteneva il riconoscimento e il regolamento del «sex work». Stupisce la decisione della sospensione comminata alla collega. La libertà di espressione delle proprie opinioni non può essere in alcun modo limitata quando queste non sono in linea con quelle espresse dal proprio giornale. Fino a che non si configurano – e sono provati – gli estremi di un reato, interventi disciplinari non hanno alcun fondamento. L’auspicio, per il sindacato lombardo, è che l’azienda (così come ha già chiesto anche il Comitato di Redazione) nelle prossime ore ripensi alla sua decisione. Non possiamo che essere vicini alla collega e ai giornalisti del Corriere, esprimendo a loro la solidarietà e tutto l’appoggio in questa vicenda».

Sulla questione si è espresso pure il giornalista Gianni De Felice, storica firma del Corriere, che su Facebook ha scritto: «Salvate il Corriere. Il delitto di «lesa savianità» conferma che in via Solferino hanno perso la testa».