E’ in vendita nelle librerie da alcune settimane ‘Il ritorno degli imperi. Come la guerra in Ucraina ha stravolto gli ordini globali’, il nuovo libro, edito da Rizzoli, del direttore di Repubblica Maurizio Molinari. Il giornalista nel volume mostra come il conflitto in Ucraina abbia distorto l’assetto mondiale e spiega la portata dei mutamenti a cui si sta assistendo e la minaccia che incombe sulla sicurezza di tutti, europei in primis. L’aggressione russa è il risveglio della Storia che riporta sul palcoscenico la più antica delle ambizioni, quella della creazione di un impero. Maurizio Molinari, tra i massimi esperti di geopolitica e relazioni internazionali, nel libro, in cui utilizza anche lo strumento delle mappe, fa un’analisi approfondita della nuova carta geografica degli equilibri fra potenze, con quattro grandi attori – Russia, Unione Europea, Stati Uniti e Cina – per i quali, scrive: “Si può rispolverare la definizione di imperi, reali o potenziali” in lotta per la leadership mondiale. L’invasione russa dell’Ucraina è il momento di frattura dell’ordine internazionale scaturito dalla fine della Guerra fredda”.
“Appare evidente quanto sia importante per le democrazie occidentali non limitarsi a rafforzare le proprie alleanze ma anche cercare altrove nuovi partner – spiega Molinari nell’introduzione del volume -. Non solo aprendo le porte a chi vuole aderire o invitando attorno al tavolo per la prima volta un premier giapponese, australiano, neozelandese o sudcoreano, ma anche contendendo a Cina e Russia la partnership privilegiata con le maggiori nazioni del Sud del mondo. Per l’Unione Europea, ciò implica trovarsi al centro di una competizione formidabile perché la sfida globale fra Russia, Cina e Stati Uniti si svolge in misura determinante sul suo territorio, e ha in palio proprio le risorse europee. La Russia non può avere il suo nuovo impero senza rosicchiare territorio e frontiere all’Est europeo, così come la Cina non può costruire la sua Nuova Via della Seta senza attraversare il Mediterraneo, l’Eurasia e raggiungere le coste dell’Atlantico”.
“Ma anche gli Stati Uniti – conclude il direttore di Repubblica – non possono realizzare la Comunità delle democrazie, come anche la Nato globale, senza il cruciale contributo degli alleati del Vecchio Continente. Sta all’Unione Europea pertanto decidere come collocarsi, puntando a difendere i propri interessi ed estendere gli orizzonti politici. E nel farlo non può non prendere in considerazione l’ipotesi di diventare essa stessa il quarto grande attore globale del nuovo risiko fra gli imperi del XXI secolo”.


