Cordoglio e grande dispiacere ha suscitato tra i cronisti della giudiziaria la scomparsa, avvenuta ieri mattina, a soli 60 anni del giudice Carlo Cotta. Il magistrato «dolce», come veniva chiamato dai suoi colleghi e dai giornalisti per il suo essere sempre gentile e disponibile, è stato stroncato da un malore mentre andava in bicicletta a Binasco, nel Milanese.
Oggi sul Corriere della Sera il cronista di giudiziaria Luigi Ferrarella, giornalista professionista iscritto all’Odg Lombardia, in un articolo lo ricorda così:
«Un giudice preparato, certo, come altri suoi colleghi. Gran lavoratore e sempre disponibile. Ma se ieri sera la piccola grande comunità di magistrati, avvocati e cancellieri del Tribunale era attonita nell’apprendere che fosse lui il ciclista 60enne morto in mattinata di infarto mentre era in bici a Binasco, è perchè del giudice Carlo Cotta era unanimemente ammirato un tratto tutto suo nel rapporto con gli altri: non era gentile, era dolce. Che è una cosa diversa. E rara in un mestiere di cui non aveva le paturnie a volte prepotenti in chi si trovi a esercitare il potere di giudicare, anestetizzandole con un understatement sotto il quale bastava però un inciso ironico a disvelarne l’intelligenza affilata. Quella che da giovane ne aveva fatto uno degli allievi di procedura penale di Vittorio Grevi, il prof che all’Università di Pavia lo aveva fatto incontrare (e sposare) con Luisa Balzarotti, oggi pure lei giudice. In quella che, fino a ieri sera, era un po’ la favola bella del Tribunale».


