Roma ricorda Pierpaolo Pasolini con una grande mostra al Palaexpo

“È un brusio, la vita!”, poetava Pasolini. E quale maggior brusio, se non documenti antichi che riecheggiano ancora oggi, e per l’eternità. E sono settecento, gli esemplari tra fotografie, libri, documenti, costumi, esposti al Palaexpo di Roma. Una delle sezioni è dedicata al tema del ‘dileggio’, cui fu sottoposto in vita Pierpaolo Pasolini per la sua omosessualità. Tutto Pasolini, quindi. Senza censure. Tutto Pasolini fino al giorno della tragica morte, evento che resta escluso, per una precisa scelta curatoriale, dall’allestimento della mostra inaugurata il 18 ottobre al Palazzo delle Esposizioni e intitolata “Tutto è santo. Il corpo poetico”. Perché evitare la cronaca del barbaro delitto — la notte del 2 novembre 1975 all’Idroscalo di Ostia, ufficialmente per mano di Pino Pelosi (ma la verità non si è mai saputa) — non significa però non inquadrarne le motivazioni, il clima in cui quell’omicidio maturò. E questo, la mostra, coraggiosamente, lo fa: ovunque lungo il percorso e soprattutto in una delle sette sezioni tematiche dedicata in modo specifico proprio al dileggio. 

mostra Pier Paolo Pasolini. Il corpo poetico – Palazzo Esposizioni Roma

Scrittore. Poeta. Polemista. Regista. Pittore. Ma anche, anti sessantottino, anti abortista, anti modernità. Questo era ed è Pierpaolo Pasolini. Artista totale. Genio che, qualsiasi iniziativa decidesse di intraprendere, diventava un’operazione riuscita. La sua opera, a prescindere dal mezzo che utilizzava, ha toccato le grandi questioni della contemporaneità con domande e con provocazioni che ci interrogano ancora oggi. Pasolini il maledetto. Perché la sua epoca lo ha tanto amato ma anche tanto odiato. Per la sua sessualità che nella dichiarazione di omosessualità non si è mai voluta normalizzare, diventare famiglia, scegliendo la strada e i ragazzi di vita come luogo del proprio desiderio. Per la sua ereticità, per il suo stare sempre dall’altra parte. E i grilli parlanti, soprattutto se eretici, non stanno simpatici a nessuno, si sa: Pasolini è ormai inviso quasi a tutti, capito da pochissimi. Ed é in questo clima di isolamento, che matura l’omicidio del poeta e cineasta: la notte tra 1 e 2 novembre 1975, il poeta della strada viene letteralmente linciato in una zona appartata di Ostia, sul litorale romano. Verrà accusato del delitto sin dalle prime ore un giovanissimo e gracile giovane di borgata, tale Pino “la rana” Pelosi, che confessa il delitto e afferma di aver pestato Pasolini per una richiesta sessuale non gradita: una versione che sin da subito mostra evidenti lacune e contraddizioni e che pare ai più frutto di indagini carenti se non di un vero e proprio depistaggio voluto dall’alto. La Procura di Roma nel 2009, in seguito a una denuncia di un familiare di Pasolini, ha finalmente avviato il riesame dei reperti rinvenuti sulla scena del delitto e individuato tracce di DNA non appartenenti né a alla vittima né a Pelosi, e tuttavia non ha ritenuto questo sufficiente per impedire una nuova archiviazione del caso nel maggio 2015.

La mostra è a cura di Giuseppe Garrera, con Cesare Pietroiusti, Clara Tosi Pamphili e Olivier Saillard. Dal martedì alla domenica dalle 10 alle 20 (ingresso intero 10 euro). Dal 20 ottobre all’8 dicembre, oltre alla mostra, arriverà Pasolini prossimo nostro, rassegna di film a cura di Azienda Speciale Palaexpo e Centro Sperimentale Cinematografia con ingresso libero su prenotazione.

Alessandra Pirri