Ci sono persone che lasciano un segno non soltanto per gli incarichi che hanno ricoperto, ma soprattutto per il modo in cui hanno saputo interpretarli. Monica Chittò era una di queste. La sua scomparsa lascia un vuoto profondo in quanti l’hanno conosciuta e in una città alla quale ha dedicato una parte importante della propria vita.
A ricordarla, con parole cariche di affetto e commozione, è l’ex sindaco e giornalista Giorgio Oldrini, che con lei ha condiviso un lungo percorso amministrativo e umano. Un legame speciale, tanto da considerarla, come lui stesso racconta, «una sorella minore».
La storia di Monica Chittò, figlia di un ex maresciallo della Polizia Luigi Chittò, nelle istituzioni cittadine comincia nel 2002, quando viene eletta in Consiglio comunale, durante il primo mandato da sindaco del suo futuro predecessore Giorgio Oldrini. Non proveniva da una tradizionale esperienza politica, ma aveva già maturato un importante impegno culturale attraverso il Circolo Rondottanta, che aveva animato insieme ad altri amici.
La sua vita professionale, intanto, si svolgeva in un mondo completamente diverso: quello dell’editoria. Monica aveva costruito una carriera brillante come editor in importanti case editrici, arrivando a seguire anche i libri di Tiziano Terzani. Un ambiente nel quale aveva avuto modo di incontrare grandi protagonisti della cultura internazionale, come Luis Sepúlveda, che in occasione dei suoi settant’anni la volle tra gli invitati alla festa milanese insieme ad altri due sestesi, Giorgio Tarantola e lo stesso ex sindaco.
Poi arrivò una scelta importante. La proposta di diventare assessore rappresentò per lei un passaggio tutt’altro che semplice. Significava lasciare, almeno in parte, una carriera professionale affermata per dedicarsi all’amministrazione pubblica. Monica scelse di farlo, spinta dalla passione civile e dal desiderio di contribuire concretamente alla propria comunità.
Il suo impegno amministrativo si rivelò intenso e articolato. Tra i ricordi più significativi c’è la decisione, condivisa con Patrizia Morandi, di convincere il Comune a produrre lo spettacolo di Alda Merini, Il legno della Croce, rappresentato al teatro Elena di Sesto San Giovanni (meglio dire ex teatro perché abbattuto e si sta costruendo un palazzo) e persino nel Duomo di Milano. Un progetto che racconta bene la sua sensibilità culturale e la capacità di riconoscere il valore della bellezza e della poesia.
Ma il suo lavoro non si fermava alla cultura. Si occupava anche di questioni molto concrete, come il rifacimento degli impianti scolastici e sportivi. Temi che conosceva e sentiva vicini, anche per il suo passato di atleta, quando aveva praticato con successo l’atletica leggera nelle file del Geas.
Al termine dell’esperienza amministrativa del suo predecessore, la sua elezione a sindaca apparve una scelta naturale. Monica raccolse il testimone in un momento particolarmente difficile, affrontando la responsabilità di guidare Sesto San Giovanni con serietà e senso delle istituzioni.
Di lei resta il ricordo di una donna profondamente colta, capace di affrontare questioni complesse e discussioni anche accese senza mai perdere la pacatezza. In un mondo pubblico spesso dominato dalle contrapposizioni e dai toni aggressivi, aveva scelto il dialogo, l’ascolto e la misura.
E poi c’era il suo sorriso, discreto e inconfondibile. Quel modo di guardare negli occhi il proprio interlocutore, inclinando leggermente il viso quando la discussione diventava più intensa. Un gesto semplice, che per chi le è stato vicino è diventato un ricordo prezioso.
Oggi, nel dolore per la sua scomparsa, rimangono il suo impegno, la sua cultura, la sua gentilezza e il contributo dato alla vita della città. Ma soprattutto rimane il ricordo di una persona che ha saputo mettere le proprie capacità al servizio degli altri, scegliendo la passione civile senza rinunciare alla propria sensibilità.
Il saluto dell’ex sindaco Oldrini si chiude con poche parole, semplici e profondamente affettuose: «Ciao Monica, un abbraccio grande». Un pensiero che accompagna anche il marito Antonio, al quale va la vicinanza di quanti oggi condividono questo dolore.
Perché, al di là delle cariche e dei ruoli ricoperti, Monica Chittò resterà soprattutto il ricordo di una donna gentile, colta e appassionata, che ha attraversato la vita pubblica di Sesto lasciando un segno umano prima ancora che politico.
Giuseppe e Angelo Gallizzi che l’hanno conosciuta e apprezzata come politica e donna di grosso spessore culturale porgono sentite condoglianze alla famiglia di Monica Chittò.


