L’importanza della relazione tra medico e paziente spiegata dall’ematologo Nicola Fracchiolla del Policlinico di Milano

Nicola Fracchiolla

Anche l’Arte ha colto, durante i secoli, il diverso tipo di rapporto che può  intercorrere tra medico e paziente, basta osservare due quadri che risalgono alla fine dell”800.
In “The Doctor ”  di Luke Fildes il medico chino sulla bambina malata comunica una totale attenzione alla  piccola paziente che è la vera protagonista del dipinto, nel secondo “The Gross Clinic” di Thomas Eakins, è invece il medico chirurgo a dominare la scena, il paziente è quasi un’ombra, un oggetto.
Non c’è alcun dubbio che la medicina moderna trovi le proprie motivazioni in “The doctor” perché,  nei decenni, si è capito  che un buon rapporto tra medico e paziente è parte fondamentale della cura.
Questo insegna Nicola Fracchiolla, ematologo al Policlinico di Milano, che utilizza anche l’Arte nei corsi parlando di comunicazione con i giovani medici. Lo abbiamo intervistato durante una pausa.

The Gross Clinic” di Thomas Eakins

– Dottor Fracchiolla cosa é cambiato nel dialogo tra medico e paziente?

“La comunicazione oggi è resa  più difficile dalla complessità tecnica delle diagnosi, tant’è vero che molte volte ci si trova di fronte a  pazienti che dicono “sa io non sono un medico, io non capisco”.  Ecco che allora entra in campo la capacità del medico nel saper cogliere quelle esperienze di vita come possono essere il lavoro, gli interessi, gli affetti del paziente per spiegare attraverso gli opportuni riferimenti, il significato della diagnosi e delle cure che si stanno prescrivendo“.

– Ma avete il tempo per fare tutto questo?

“L’aumento delle incombenze che un medico deve assolvere certamente riduce il tempo ma, secondo me, questo deve essere bilanciato da una maggiore intensità di quel tipo di relazione, il paziente deve comunque  avere tutto il tempo di cui ha bisogno per esporre le sue domande, i suoi dubbi, le sue paure, non ci sono scuse per sottrarsi a questo impegno”.

The Doctor ”  di Luke Fildes

– La telemedicina non rischia di disumanizzare quel particolare tipo di relazione?

La telemedicina offre delle risorse che il medico deve imparare a sfruttare, va però utilizzata in casi selezionati. Mi piace parlare ancora  del quadro che lei ha citato nell’introduzione: è notte, il medico si protende verso la bimba malata stesa su due sedie, si colgono empatia e attenzione. La rivista The Lancet propone il quadro ai lettori  e scrive: riuscite a immaginare i genitori, in quella stanza, al telefono con il medico per tutta la notte?”

Alessandra Rissotto