Diciassette anni fa, il 2 aprile 2005, moriva Karol Wojtyla, al secolo Papa Giovanni Paolo II. Grande figura storica e religiosa, il Pontefice – in carica dal 1978 al 2005 – è stato tra i più importanti e amati della storia moderna. Wojtyla era nato a Wadowice, in Polonia, il 18 maggio 1920. Fu eletto Papa il 16 ottobre 1978. Il suo pontificato durò 26 anni, 5 mesi e 17 giorni. Il suo operato in Vaticano lasciò un segno profondo nel mondo cattolico, tanto che il 1° maggio 2011 Giovanni Paolo II fu proclamato beato. Woytila si spense a 84 anni alle 21.37 di sabato 2 aprile 2005 a causa di un’infezione all’apparato urinario. Apprezzato dai fedeli nel mondo, il Pontefice fu anche grande amico dei giornalisti. Molti colleghi oggi hanno elogiato la sua figura con vari messaggi di stima. Tra questi c’è il giornalista Giuseppe Gallizzi, già caporedattore centrale del Corriere della Sera, che sul quotidiano Sestonotizie.it ha ricordato la storica visita di Giovanni Paolo II nella città di Sesto San Giovanni. Nell’occasione il Papa incontrò i cittadini e i lavoratori delle storiche fabbriche dell’ex Stalingrado d’Italia. «Era il 1983 – ha ricordato Gallizzi, tra i cronisti che seguì l’evento per il Corriere della Sera – e a Sesto San Giovanni era in corso una trasformazione urbanistica. In quel periodo stava per chiudere i battenti l’impresa metalmeccanica Ercole Marelli. E proprio nello spiazzo compreso tra l’edificio dei sindacati di viale Marelli, viale Italia e viale Edison si tenne l’incontro tra il Santo Padre e tante migliaia di lavoratori sestesi. Don Paolo Villa, allora decano della nostra città, organizzò l’accoglienza. Il Pontefice, giunto con il corteo papale e accompagnato dal cardinale Martini, dopo aver attraversato le principali vie di Sesto, fu accolto dal canto festoso della corale “Santa Cecilia” della parrocchia di Santo Stefano. Il Papa nel suo discorso si rivolse agli operai ed incontrò il sindaco Libero Biagi, i sindacalisti e i rappresentanti dei lavoratori. Quella giornata ebbe rilievo su tutti i giornali e le televisioni nazionali»


