Pubblicato il ‘Press Report 2023’ del Gruppo Cronisti Lombardi sulle conseguenze della ‘Riforma Cartabia’ – Intervento del giornalista Roberto Pacchetti

Esce oggi, mercoledì 29 marzo, il ‘Press Report 2023’ del Gruppo Cronisti Lombardi. La relazione quest’anno denuncia la grave situazione in cui versa il diritto di cronaca dopo l’applicazione delle nuove norme sulla comunicazione giudiziaria introdotte dalla cosiddetta ‘Riforma Cartabia’. Tra gli interventi c’è quello di Roberto Pacchetti, giornalista professionista iscritto all’Odg Lombardia, condirettore del Tgr. Lo pubblichiamo.

Non amo leggere i nomi degli indagati, sia eccellenti sia sconosciuti, sulle agenzie, sentirli in TV e vederli stampati sui giornali. Spesso anche senza repliche. Non amo il giornalismo per tesi, spesso a senso unico e quasi sempre contro una parte politica. Non amo i giustizialisti e i garantisti a intermittenza. Non amo chi gode nel dare in pasto il politico di turno, l’imprenditore o il cittadino incensurato e poi nasconde l’assoluzione in tre righe, con un titolo che lascia il dubbio. Chiarito tutto questo esiste un prima e un dopo Legge Cartabia. Il lavoro dei cronisti, dei tanti cronisti con cui mi confronto ogni giorno, è diventato impossibile, soprattutto per la difficoltà di lavorare con procure diverse, con regole diverse, e con forze dell’ordine preoccupate di ricevere contestazioni formali rispetto alle informazioni diffuse con un comunicato stampa approvato. Poi quando fa comodo e l’inchiesta fa boom quello che deve uscire, comunque, esce. E quello che non deve uscire, perché non sta bene o rischia di modificare il teorema, non esce.

Roberto Pacchetti

E allora ridiscutiamo insieme i criteri di questa legge, ma cambiamo anche la prospettiva e diamo ai lettori e ai telespettatori l’immagine di giornalisti obiettivi, non schierati, non faziosi, non con la schiena dritta solo quando devi mettere in difficoltà il potente di turno o l’indagato che non può difendersi. Proviamo a non dare spazio e a non pubblicare le veline per una settimana, e a spiegare su ogni quotidiano, in ogni telegiornale, su ogni sito web come viene gestita una notizia di cronaca, da quando viene commesso un fatto a quando e come viene raccontato. Forse basterebbe un giorno, il No Cartabia Day, con tutto il rispetto per l’ex Ministro e Presidente della Corte Costituzionale, che ha dovuto applicare una norma europea e si ritrova il cognome abbinato a quella che in tante occasioni noi giornalisti viviamo come una censura preventiva“.

Foto da Ansa