Giancarlo Perego: contare solo sul merito ci porta fuori strada

Te lo sei meritato” mi ha detto Mauro, un amico del Bar Eros. Un buon lavoro, una specie di carriera, tanti conoscenze, tanti riconoscimenti, tanti amici, una bella famiglia, etc etc etc. Ma che cosa vuol dire meritare qualcosa? Che cosa è il merito? Ti sei impegnato e hai raggiunto la meta? Hai fatto i soldi, hai fatto carriera? Ho visto colleghi bravi bravi (anche più di me) rimanere fermi. Ho visto colleghi in posti di comando con uno stipendio consistente, ma scarsi, scarsi (anche più di me). Furbi sì. Fedeli, sì. Quindi meritare è un altro nome della furbizia o della fatica, della leccaculaggine, della capacità? Perché continuo a pensare alla fortuna e forse non riesco ad immaginare la mia vita se non come una catena di casualità che si sono incastrate molto bene.

Sono nato da due brave persone, nella parte giusta della Terra dove si va a scuola, si lavora e non si spara da una casa all’altra. Queste cose me le sono trovate o me le sono meritate? Sono stato fortunato. Siamo stati fortunati. Per andare un po’ oltre la fortuna, che cosa possiamo dire…che parola possiamo usare: dono, va bene. Tutti hanno predisposizioni, doni, casualità favorevoli. Il merito non c’entra nulla, il merito esclude non include. Come consideriamo chi nella vita ha avuto inciampi, stop improvvisi, o magari malattie gravi, come i miei ragazzi del Bullone? Tutte persone non meritevoli di una vita ricca e soddisfacente? Se noi ci accorgiamo di avere avuto i doni, diventa più facile restituire, pensare al bene comune.

Sono convinto, il merito non è la strada.

Grazie a Massimo Buratti, psico-oncologo, docente alla Bicocca e a Venezia, che mi ha stimolato leggendo un suo articolo su FuoriTestata riprendendo concetti e parole.

Credit:  Foto di Robert Stump su Unsplash

Giancarlo Perego